e v a d e r e

Reply
paradise lost, fan fiction a puntate u_ù
view post Posted on 6/3/2009, 22:23Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo sedici ~ entrapment )

Fu peggio che morire. Damien mi fissava negli occhi con la sua espressione vuota ma rabbiosa. Come squalo che sente l'odore del sangue e si prepara all'attacco. Ebbi l'impressione che così fosse quando al conto alla rovescia di Lucifero seguì il suo lento chinarsi. Al via, un fulmine parve colpire quando balzò in avanti e mi ritrovai a scappare, più veloce che potevo, arrampicandomi per far leva sui rami attorno a me, solo per allontanarlo o confonderlo senza seguire una linea retta. Ringhiava, era come una belva inferocita mentre la sua avanzata continuava senza esitazione alcuna, sradicando le radici dal terreno o bruciandole con il solo tocco delle dita adornate d'artigli. La belva, quel mostro di cui parlava era venuto fuori. Era figlio del diavolo e quello era il suo patrimonio genetico, lo sapevo. Eppure, nella mia corsa disperata le lacrime rigarono prepotentemente le mie guance al punto, da preferire l'idea della semplice fuga piuttosto che del contro attacco. Non avrei mai potuto ferirlo, sebbene ne avessi la possibilità, non sarei mai riuscita, mentre dall'altra parte reciprocamente sentivo nel respiro convulso dell'Anticristo solo la voglia di sventrarmi completamente. Incespicai, mentre la fitta vegetazione non mi lasciava spazio per il volo nonostante feci ricomparire le ali nella speranza di uno spiraglio qualsiasi che mi consentisse di poter fluttuare via velocemente. Fu allora, nello spiegamento, che sentii una lama trafiggermi la pelle. No, notai che non era quella, che era scalfita. Per un angelo, il punto debole equivale al suo punto di forza. Le ali, maestose quanto fragili. Damien era riuscito a colpirmi. Mi chinai in avanti, osservando il rivolo purpureo macchiarmi le piume candide e le mani, scivolando sul terreno in una chiazza uniforme. Dischiusi le labbra, cercando di far cicatrizzare la ferita e rialzarmi, ma prima che riuscissi, un urto violento mi si schiantò sulla schiena, scaraventandomi lungo il selciato, e facendomi battere la nuca contro un albero. Confusa, riconobbi i passi e l'andatura dell'angelo nero che avanzava verso me, le braccia lungo i fianchi, e l'aria vittoriosa, incastonata in quella pelle diafana e marmorea, quasi una scultura alla vista. Annaspai ancora scossa dalla botta, come se mi mancasse l'aria al pensiero che proprio lui, che fino a poco tempo prima mi aveva amata donandomi la gioia di vivere, mi togliesse il solo bagliore di luce vera che avessi mai incontrato nella mia vita. La vista offuscata dal pianto, e la muta richiesta d'aiuto che invocai fra i singhiozzi rivolti a quella piccola parte che avevo bisogno di credere esistesse ancora, nascosta da qualche parte, oltre quella pelle da carnefice che lo aveva rivestito. Si soffermò a pochi metri da me, un suono gutturale simile ad una risata che si confuse con le mie lacrime, che si diradarono lentamente. Fu come non avere più niente da versare. Gocce che divennero come pietra nei miei occhi, che tornarono a vedere. Nella penombra, mentre quel demonio dentro di lui banchettava al pensiero di ciò che stava per fare, la parte umana di Damien, quella che avevo conosciuto, imponeva la sua supremazia bloccando i movimenti del corpo. Sudava, lo vidi, nonostante l'espressione fosse tutto meno che rassicurante. Mi aveva chiesto di scappare, era questo che intendeva? Era questo, che non voleva che vedessi? Ciò che era in grado di diventare, a discapito di tutti? Anche mio?
Oppure era solo volere e colpa di Lucifero che si stava divertendo sulle mie spalle, sorda vendetta per quel torto subito per il troppo amore che disse di provare un tempo?
«Damien...» mormorai terrorizzata. Sentivo ogni singolo muscolo del mio corpo tremare, sperando che tutto fosse un sogno. Un brutto, sogno. Nell'udire il mio tono, si chinò, affondò le mani nella terra, alzò la voce e incenerì numerosi alberi. I suoi muscoli erano in tensione. Non era solo la battaglia contro di me, quella in atto. Ma anche quella con ciò che era, e ciò che stava per diventare. Incombente e pressante, scorsi dinanzi agli occhi la reale guerra fra cuore e ragione, ben diversa da ciò che avevo sempre provato io, convinta che esistesse un solo modo, psicologico, per combatterla. L'angelo nero era impegnato in un braccio di ferro con la propria anima dannata, mentre anche i suoi di occhi piansero, e le sue labbra si strinserò serrando la mascella. Stava imponendo al suo corpo il completo controllo, ma ciò causava ad una morte lenta e mentale. Ce l'avrebbe fatta? Il mio amore sarebbe bastato? L'amore che lui provava per me, ci sarebbe riuscito a porre fine a questo dolore?
Ciò che seguì, fu un ultimo scatto, il suo torace che abbandonò la tensione. Lui che ricadde esausto, ansante sul terreno. Gli occhi socchiusi e l'espressione provata, come se avesse percorso l'intero mondo in corsa. Rimasi impietrita, prima di sporgermi istintivamente e sollevarmi sulle ginocchia, trascinandomi instabile verso di lui prima di ricadere al suo fianco, poggiando una mano sul suo polso.
«Damien...» sussurrai tremante, un pianto che non sembrava volermi lasciar tregua «..Damien.» ripetei, sperando in una risposta. Che arrivò da un semplice gesto, scivolò con la sua mano sulla mia, intrecciando le dita. Insieme. Sorrise pallidamente e con sforzo notevole, gli occhi ancora chiusi.
«E' finita....» mi disse, con un tono di velluto che mi portò a piangere ancora di più, senza sottrarmi ai singhiozzi. Convinta che tutto realmente si fosse concluso. E che quello fosse l'inferno che avevo avuto modo di scorgere dagli occhi del demonio.
«Finita...» pronunciò ancora, stringendo la presa sul mio polso, con forza. Sgranai gli occhi. Mi aveva fregato. Non era Damien, non era lui che aveva vinto. Non il MIO angelo nero che aveva avuto la meglio. Riaprì gli occhi, quella creatura, avvicinandosi al mio viso.
«Berrò dal tuo cuore, stanotte.» mi sibilò sul viso, prima che cercassi di ritrovare il filo dei miei pensieri. Mi ritrovai immediatamente quasi inchiodata da una forza invisibile al suolo, distesa, lui mi fissava dall'alto. L'aria compiaciuta e soddisfatta.
«Povero angioletto innamorato...» cantilenò maligno pronto a sferrare il suo colpo «Ci sarà posto per te, all'inferno. Sarò io, a portarti fin laggiù.»


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 8/3/2009, 19:12Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo diciassette ~ hellmouth )

Supplicai con gli occhi quell'angelo demoniaco che sostava sul mio corpo come un falco predatore nell'attesa di sferrare il colpo decretando la mia fine. Si chinò ancora, affondando con il viso fra i miei capelli e respirando il mio profumo. In quell'attimo mi chiesi se realmente Damien era andato perduto per sempre nei meandri di quell'atteggiamento, oppure era miracolosamente sopravvissuto, prostrato ma ancora battagliero, in attesa di venire fuori.
«Ti prego...» sussurrai, il tono tremante nel sentire la sua pelle sfiorare la mia «Damien, ti prego...» ripetei, nell'istante in cui notai le sue iridi vitree soffermarsi sulle mie.
Sfiorò la guancia con le dita, ma non vidi nessuna flessione emotiva sul suo volto. Stava morendo? O era già morto nell'istante in cui suo padre aveva messo prepotentemente piede nelle nostre vite?
Sorrise, quasi affabile, sebbene lo scintillio nei suoi occhi fosse tutto meno che rassicurante.
«Shhht...» mormorò, poggiandomi i polpastrelli sulle labbra «Ci sono io, qui.» concluse. E fu un momento quello in cui afferrò la mia vita con forza, ridendo mentre la terra sotto noi cominciava a squarciarsi, lasciando spazio ad una voragine fitta e buia, urla soffocate a provenire dal basso.
Non poteva essere vero. Cercai di divincolarmi ancora.
«NO! NO!» urlai. Non volevo andare lì. Non lì. Ovunque, ma non lì! L'angelo nero aumentò la presa, e con un salto quasi felino planò verso il basso mentre il terreno parve ingoiarci nella sua oscurità. Percorse arpionandomi fra le sue braccia una distanza che non riuscii a quantificare. L'aria era tersa e puzzava di zolfo. In lontananza rumori confusi fra urla, sentori metallici e odore di sangue sembravano mischiarsi. Era l'apoteosi di mille e mille pianti che risuonavano ininterrottamente. La visuale si diradò, nell'istante in cui dalla bocca di Damien risuonarono parole distinte, che conoscevo, e avevo amato, nel momento in cui esse erano vissute con virtù poetica, e non con cruda realtà:

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e 'l primo amore.»


Proclamò solenne, percorrendo in parallelo il fiume di anime che conduceva all'orlo di un burrone, una gola inquietante e profonda, che conduceva ai gironi. Gli spiriti parvero innalzare le braccia quasi a chiedere aiuto, mentre demoni deformi costringevano il loro andamento torturandoli con colpi decisi di flagello, seguiti da urla di dolore puro. Si innalzò in alto, l'Anticristo, spiegando le ali, e rivolgendosi a tutti, mentre strinsi la presa sulle sue spalle, guardando in basso spaventata da quella moltitudine di fiamme e ghiaccio che come foresta di rovi si presentava a km sotto la mia vista.
Aumentò il tono di voce, pronunziando quella che in quel momento era come legge, legge da seguire e da tenere a mente. Un macabro benvenuto:

«Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'entrate.»


E fu un grido ad attirare l'esultazione dei demoni, quando con una risata diabolica allentò la presa sul mio corpo che parve precipitare trascinato da una forza di gravità incontrollabile. Fui colta da una impossibilità di muovermi pari alla paralisi, e benché tentassi in tutti i modi di spiegare le ali non riuscivo, quasi fossero spezzate. Ringhia soffuse accompagnarono la mia discesa, mentre gli aghi gelidi si avvicinavano sempre più facendomi temere il peggio. In prossimità della fine, quasi quando mi ero convinta, che la mia ora era giunta, e che quello era il modo peggiore per morire, mi afferrò ancora, sollevandomi, e planando verso l'entrata scura poco distante. Il cuore sembrava esplodermi in petto.
Giocava con la mia paura. Si divertiva con il mio terrore. Provava piacere dal mio panico.
Tremavo, distintamente fra le sue mani che non accennavano a lasciarmi. Era quasi un sadico disegno quello che mi legava a lui, così diverso, da non avermi comunque ancora ucciso. Mi chiesi ancora, se era lui, a deciderlo. O quella parte del mio Damien che ancora ero sicura, avevo bisogno di crederlo, albergasse in quel corpo.
Mi lasciò, pesantemente, e tornai con fatica in equilibrio, restando in piedi. Un freddo pungente a segnarmi la pelle con brividi distinti che mi portarono a stringere le mani sulle braccia, sperando di trovare un briciolo di calore.
Fu in quell'istante, durante il quale Damien mi fissava reclinando il capo come una bestia che attendeva ansioso un segnale, che l'uscio nero si aprì con un tonfo secco, e un sentore di fuoco e neve mi attraversò, come veleno liquido. Lucifero sostava, di fronte al trono di ghiaccio scuro, la posa plastica e scultorea, le gambe lievemente divaricate e l'andatura rivolta sulla sinistra. I capelli neri scossi da un vento deciso e furioso all'interno del suo scranno. Era quello...il luogo che aveva generato la sua caduta? Era quello, il suo regno? Era quello, il posto nel quale sarei morta?
Mi fissava divertito e compiaciuto. Quando la porta, che prima mi sostava davanti, ma magicamente si ritrovò dietro, si chiuse con un tonfo deciso. I piedi scalzi a contatto con la superficie gelida, la pelle provata da quel clima così contrastante e avvelenato. Una terra di sconforto e oblio, ecco cosa era.
Il diavolo allargò le braccia, mentre Damien con passo sostenuto saliva le scale che conducevano alla propria postazione, facendo un cenno di saluto verso il padre, prima di accomodarsi.
«Non mi saluti, tu?» mi chiese Lucifero, osservandomi. Scossi il capo. Non per voglia di rivalsa, quanto perché non capivo il motivo per cui mi stava facendo tutto questo, lui, che diceva di amarmi. Sorrise, in un modo strano, stavolta. Si rivolse al figlio.
«Ora, è il momento..» gli mormorò sinistro, in un modo tale che mi portò ad indietreggiare. Damien affilò l'espressione, alzandosi nuovamente e tendendo una mano verso di me.
«Ora...inginocchiati.»


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 11/3/2009, 14:56Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo diciotto ~ de luce in tenebrae )

Le gambe parvero cedere, quando strinsi facendo leva sul terreno le mani, in un moto di forza contraria con il quale cercavo di tenermi in piedi a tutti i costi. Damien mi fissava, un lampo adirato e compiaciuto negli occhi, quasi stessimo lottando ancora, come se avesse la possibilità di dimostrare la sua superiorità di nuovo. Sperando che non fosse più un problema, la mia presenza. Nell'inferno mi trovavo, e non ero destinata ad uscirne, bensì a diventare parte di quelle anime agonizzanti che urlavano eternamente in un moto di rabbia e dolore continuo. Serrai la mascella emettendo un lamento di sforzo non indifferente. Non dovevo abbandonarmi. Chiusi con forza le palpebre, soffocando la presa dei pugni.
«In ginocchio, angelo.» e dalla bocca di lui, la stessa che avevo sognato prima, baciato e amato dopo, questo parve rotolare fuori come un insulto, il peggiore. Come se stesse parlando con un reietto la cui esistenza è inutile. Il suo tono, la sua cadenza sprezzante, provocò una ferita nel mio cuore, già lacerato nel momento in cui il blu delle sue iridi, nel quale avevo desiderato perdermi, era mutato in qualcosa che mi faceva solo paura. Nell'oblio che avrei voluto evitare a tutti i costi, qualunque fosse la soluzione. Pensai ad ogni cosa, a tutto ciò che avevo perso per un'ora di vita vera al fianco dell'Anticristo. Pensai al paradiso, alla luce infinita che non avrei rivisto, a Gabriele, a Raffaele...infine a Michele, benché la sua immagine fosse come una coltellata ripetuta allo stomaco. Lo avevo tradito, mi avrebbe voluto bene ancora, anche se avevo disatteso tutto ciò che mi aveva insegnato? Avrebbe rimosso i ricordi che ci legavano, e avrebbe pregato più per me anche se il posto che mi era destinato era quello del girone peggiore dell'inferno? Sperai, inconsciamente, che così fosse. Sebbene non ne avrei ricavato nulla, mi ritrovai a desiderare che non mi dimenticasse, che ovunque fosse, sentisse le mie scuse sussurrate fra il lento e infinito rantolare. Era tardi per pentirsi, ma non troppo per chiedere perdono, a lui. Non ero degna forse di essere un angelo. Avevo disobbedito, e questo equivaleva a tradire. Mi domandai, se per Lucifero ero una sorta di trofeo da esporre, una volta ucciso. "L'angelo che cadde, per me. E sempre per me", avrebbe raccontato come monito, forse. E Damien....Damien avrebbe danzato, magari, attorno al fuoco eterno che ero sicura mi stesse per avvolgere. Sentii un tremore alle caviglie, la mia forza stava per terminare. Non stavo opponendo resistenza, se non fisica. Non avevo il coraggio necessario per scagliare un attacco contro l'angelo nero. Non ne ero capace, e a questo, preferivo una fine dolorosa. Anziché pensare di arrecare lui qualche ferita. Mi porsi praticamente al mio carnefice, cedendo completamente e accasciandomi affannata al suolo. La vista offuscata dalla stanchezza. Lui sogghignò, udii i suoi passi avvicinarsi, stava scendendo le scale di ghiaccio, anche io mi trovavo sulla superficie dolorosamente gelida, ma non era importante. Tutto stava per finire, e sarebbe stato buio, anche se momentaneo, prima della tortura eterna. Anche Lucifer, nell'ombra, lo sentii esultare sommessamente, rumori che in lontananza si fecero ovattati. Fino a quando alle loro risate, si unì un tonfo secco e arrabbiato. Vidi una luce. Un fascio forte, e il grido di Damien che veniva scagliato lontano, infrangendo diverse barriere scure. Cercai di mettere a fuoco, sentendo poco dopo una presa calda e piacevole sfiorarmi la fronte.
«Saphira...» una voce che mi carezzava le guance.
«M...Michele...» venne fuori come una supplica disperata, afferrando la sua veste e stringendola con le dita. Michele, l'astro delle mie preghiere era lì. Nessuno, sa, che un angelo, può discendere negli inferi, solo per salvare un anima. Chi è destinato all'inferno, non può uscire, se non è Dio stesso, a comandarlo, per mezzo delle mani di uno dei suoi servitori.
«Michele...» mormorò Lucifer, accavallando le gambe, il gomito a poggiarsi serafico sul bracciolo del trono «Ma che sorpresa. Ospitarti finalmente...in casa mia.» fece un cenno attorno a sé, mentre l'angelo nero si rialzava, scostando i resti dell'urto dal corpo, e fissando in tralice il nuovo arrivato.
«Non sfidare la sorte.» avvertì l'arcangelo rivolto al suo vecchio fratello «Sai bene, che sono la creatura meno propensa alla compassione.» continuò. Era vero. L'angelo guerriero, colui che avrebbe sconfitto il male con la spada. Michele, era insieme a Maria, il nemico numero uno di Lucifero, e dei suoi seguaci. Una contrapposizione senza eguali. Il diavolo rise, forte, facendo tremare le pareti.

image

«Prova a vincermi, ora.» sfidò, quando Damien si lanciò immediatamente, avventandosi sull'avversario che rispose immediatamente al colpo, portandosi in posizione di difesa, di fronte al mio corpo. Provai ad alzarmi, ma fu Michele stesso che mi scostò, quasi mi imponesse di non intromettermi. Giravano in tondo, i due contendenti, fissandosi e torturandosi con gli occhi, mentre macchinavano le mosse. I capelli biondi dell'essere di Dio furono scossi dal vento, prima che si avventasse. Sembrava che danzassero, tanto le loro mosse d'offesa erano armoniche e precise. Sebbene fosse tutto il contrario, e quella fosse una condanna a morte. Il duello sarebbe finito con la morte di uno dei due. Lo sapevo. E non volevo. Damien afferrò un oggetto contundente, simile ad una lancia, e Michele sollevò una patina modi scudo, evitando e parando i colpi, prima di estrarre la spada per contrastare quella furia. Da una parte, l'odio. Dall'altra l'esperienza. Non sapevo chi avrebbe vinto. Ed era un equilibrio precario. Damien era figlio di Lucifer, ma Michele era una delle creature prime. Dalla sua, anni e anni di battaglie contro il maligno, e la coscienza che una superiorità era presente, nonostante si parlasse dell'esatto opposto. Fu come assistere ad uno scontro epico, senza sapere esattamente cosa fare. Fu allora, in un lampo di stanchezza, che l'angelo nero perse l'equilibrio al seguito di una spinta troppo forte, cadendo indietro. Il sangue mi si gelò in vena. Michele lo osservava, camminando ancora lungo una immaginaria linea curva.
«Alzati, principe delle tenebre. Alzati. Non lascerò che un masso decida le sorti di questo scontro.» disse, lasciando ricadere lo scudo, e avvicinandosi lentamente per consentire che lui si rialzasse, e tornando a combattere. Fu una battaglia senza esclusione di colpi, fin quando non notai Lucifero, l'espressione severa, stringere appena il palmo della mano formando un pugno, e gli occhi di Damien virare dal nero pece al blu notte che tanto amavo, e la sua linea del sorriso mutare, da compiaciuta a sorpresa. Ricambiò ancora l'avanzata di Michele, ribattendo i colpi. Ma fui io a fermarlo, o almeno a provarci.
«FERMO, BASTA!» alzai la voce, cercando di raggiungere l'orecchio dell'arcangelo, che assestò un colpo con il calcagno all'altezza dello sterno dell'anticristo, calciandolo via, prima di affiancarsi di fronte a me. La spada in una mano, la lancia nell'altra. E l'aria di chi sembrava una belva inferocita decisa a farla finita. Tremai, nell'osservare Damien che guardava le sue mani, che portava lo sguardo su suo padre, prima di soffermarsi su di me, le labbra dischiuse e la pelle diafana costretta dalla tensione. Sentii, le lacrime pulsare violente sotto le palpebre e compresi che era tornato ciò che era, con la consapevolezza di ciò che aveva fatto.
«Saphira...» azzardò, trascinandosi a carponi, le dita a lambire il selciato, sperando in un appiglio. Michele abbandonò una delle due armi, indietreggiando e facendo da muro vivente, quasi ad ostacolo.
«Allontanati...» sibilò come un chiaro avvertimento. In quell'istante preciso, Lucifer sembrò urlare di gioia, mischiando alle sue parole una risata di cattivo gusto. L'arcangelo si rivolse lui, aumentando la stretta sul mio corpo.
«Una volta mi hai bandito, insieme a quella che chiami la TUA gente.» sogghignò «Avevo instillato in tutti il seme della discordia...e tu hai ben pensato di sradicarlo via.» si sporse, un sorriso tagliente sul viso «Prova...ad estirparmi adesso...Michele.»
La creatura della luce sgranò sensibilmente gli occhi, sentii il suo respiro assottigliarsi, sebbene non ne capissi il motivo. Afferrò la mia figura di peso, spiegando le ali, senza proferir parola, mentre il terremoto attorno a noi ebbi l'impressione che stesse aumentando.
«No...NO!» alzai la voce, mentre prendeva lento il volo verso l'uscita, schivando numerosi massi «DAMIEN, DAMIEN!» gridai, mentre l'oscurità sfilava veloce insieme alle fiammme.
«SAPHIRA!» fu la risposta, mentre l'inferno sparì dai miei occhi e i nostri corpi furono quasi rigettati come riemersi dalle acque più profonde che avessi mai visto.
E la gola di lava, si ricompose.


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 13/3/2009, 21:18Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo diciannove ~ inside the body )

Il volo di Michele era veloce e inarrestabile. Sentivo i suoi muscoli in tensione, il battito delle sue ali adirato e funesto, mentre risaliva deciso verso la terra. Credevo mi stesse portando a morte certa quando invece si fermò di scatto, lasciandomi scendere, e facendo sparire l'apertura sulla sua schiena. Si allontanò camminando con passo ampio, quasi stesse divorando il terreno sotto i piedi con una nota distorta di silenzio che non ero certa di voler decifrare. Mi sentii perduta, nel momento in cui nessun urlo più arrivò alle mie orecchie e capii che l'inferno era lontano, ma Damien insieme a lui, mi sentii vuota. Mi chinai istintivamente, quasi potessi riaprire la voragine con le mie mani, e affondai le dita scostando la terra con forza, una rabbia inaudita che si fece strada, prima che l'angelo bloccasse con forza i miei polsi mantenendo la linea del silenzio.
«Perché mi hai portato via!» inveii contro di lui alzando la voce, rendendomi conto che il suo sguardo era lontano, perso altrove e scarsamente decifrabile. Mentre il mio torace tremava in preda a convulsi spasmi di ira che non riuscivo a fermare.
«Che hai fatto...» mormorò soltanto, chinando il viso e socchiudendo gli occhi con un gesto di rimprovero. Deglutii, senza trovare parole giuste che potessero giustificare quanto era accaduto. "Lo amo", sarebbe bastato? Mi resi conto di no, che niente avrebbe potuto sanare quel baratro che stavo creando fra me e Michele. Lo stesso Michele che mi aveva cresciuto e amato, senza riserve. Senza domande. Lo stesso Michele che mi aveva insegnato a distinguere il bene dal male. Lo stesso Michele che di me si era fidato, che in me vedeva una perla lucente e un esempio da seguire.
«Cosa...» ripeté ancora sconvolto, la mano a stringere ancora di più la presa su di me «Hai...idea, di cosa...» non riusciva a parlare, era come se scariche opposte attanagliassero la sua gola, impedendo qualsiasi fluida esposizione.
«Io....io non...volevo che finisse così...» mi giustificai, anche se alla fine le mie parole erano più un fiume illogico. Che non volevo una simile conclusione era vero. Ciò che desideravo, che il mio cuore sperava, era una vita lontana da tutto. Paradiso e inferno, insieme a lui. Insieme al mio amore. Dove nessuno ci avrebbe più potuto ferire o dividere.
«Saphira...» sospirò lui di rimando, sollevando il viso quel tanto che era necessario per fissarmi. Fu un lungo guardarsi senza dimettere l'attenzione mai, mentre in me ebbi come l'impressione che una marea di pensieri contrastanti si facesse strada, rendendomi un vetro trasparente attraverso il quale leggere è facile come bere dell'acqua. Si sporse verso la mia figura, e strinsi appena gli occhi credendo che volesse farmi del male, quando li riaprii vedendo che aveva poggiato il palmo della sua mano sul mio ventre, quasi in una carezza in senso rotatorio, seguendo una linea curva immaginaria. Reclinò il capo, respirando piano.
«Mi dispiace...» sussurrò lieve, prima che io riuscissi ad intendere, e sgranassi gli occhi, stringendomi la veste all'altezza del punto da lui sfiorato. Una luce forte ci invase nell'istante stesso in cui sulla calma si fece strada il panico più nero. Non era possibile. No. Non ora. Non nel momento in cui mi stavo per scontrare contro il muro delle mie colpe.
Fui abbagliata, prima di ritrovarmi in ginocchio su me stessa, il viso costretto a fissare un pavimento di marmo bianco che conoscevo troppo bene. Un mormorio attorno a me, voci conosciute. Vidi Gabriel, una espressione preoccupata e tesa in volto. E Michele, sostava di fianco a me, in piedi. Fiero e bellissimo. Severo e imperturbabile.
«E' una assurdità.» esordì Raffaele. L'aria adirata «Saphira come hai potuto farlo.» alzò la voce rivolto a me, i capelli neri ravvivati da un soffio di vento che mi fece rabbrividire. Non mi alzai, ero spaventata. Temevo un loro attacco. Un attacco di chiunque di loro, che fino a poco tempo fa riuscivo a guardare a testa alta, con sguardo deciso. E che ora potevano decidere le sorti della mia fine, per il semplice fatto che ero propensa a proteggere...ciò che era.
«Raffaele...» mugugnò Gabriele, invitandolo alla calma. L'angelo si sollevò di scatto.
«Cosa! Cosa!» urlò l'interpellato di rimando «Ha in seno il figlio del diavolo!» puntò il dito contro di me «Ha in grembo l'Apocalisse. Cosa c'è da discutere!» ringhiò furibondo, mentre indietreggiai mossa dalla paura.
Gabriele dischiuse le labbra, scuotendo il capo.
«Ragionate.» esortò ancora il capo dell'opposizione «Bisogna agire, e bisogna farlo subito. Se tu, Saphira, possiedi ancora una speranza di risoluzione espiando i tuoi peccati, non possiamo passare sopra l'esistenza di ciò che porti in ventre.» sibilò, riprendendo fiato «Dobbiamo risolvere il problema, subito.» concluse, con una freddezza agghiacciante.
Scossi la testa, con forza stringendomi. Mi sarei opposta, con tutte le mie forze, fino a quando il fiato non mi avrebbe abbandonato. Ma avrei protetto allo stremo ciò che era mio. Ciò che portavo dentro e che non riuscivo a vedere come una maledizione.
«Non puoi dire con certezza che sia male, Raffaele.» rispose piccato ancora una volta Gabriele «Non puoi. E' anche figlio di lei.» fece notare, fin quando l'altro non si rivolse con tono caustico «Ma i geni del male esistono sempre. Come puoi tu dirmi che soccomberanno nel confronto con quelli della madre.»
L'arcangelo fu toccato da un moto di disappunto.
«Perché conosco lei. E sai anche tu chi è Saphira. Ha...ceduto, pagherà le sue colpe. Perché non può scontarle anche un bambino. Noi siamo per la vita, non dimenticarlo.»
Raffaele si ritrovò ad ascoltare in silenzio, prima di sedere con aria contrita. Fu nel bel mezzo del mormorio degli angeli che Michele si fece avanti, creando un baratro fatto di nulla, mentre gli altri pendevano dalle sue labbra. Tese un braccio nei miei confronti.
«Che sia mio.» proclamò, lasciandomi di stucco. Il profilo regale e scolpito nella maestosa entità che rappresentava. «Che sia mio. Quel bambino. Che sia io a crescerlo. Che sia io, insieme alla madre, a farlo soccombere alla tentazione del demonio. Che cresca qui. Che sia un nostro pari. Che sia data anche a lui la possibilità che è giusto concedere a chiunque. Che sia concessa misericordia. Quella che da secoli proclamiamo e annunciamo. Che sia il monito per coloro che insidiano al potere di Dio. Insieme possiamo farcela.» si soffermò, rivolgendo a me la sua attenzione «Che sia io, suo padre. E che cresca per me, come figlio.»
Deglutii, riconoscendo in quelle parole un barlume di speranza per la vita del mio bambino. Sentendo dolore al pensiero che il vero padre non ci sarebbe stato ma provando un senso di gioia all'idea che forse non me lo avrebbero strappato via.
«Michele!» tuonò ancora Raffaele «Sii ragionevole!» gridò, scendendo le scale e piazzandosi di fronte a lui «Non puoi accogliere nella casa del nostro padre un discendente di Lucifero, NON PUOI!»
L'angelo guerriero lasciò scorrere lo sguardo con un gesto fluido sul volto del suo rivale. Portò le mani sulle sue guance.
«Anche tu lo sei, fratello mio...siamo tutti, sua carne, suo sangue. Siamo fatti della stessa entità. Perché, se noi siamo riusciti a sconfiggere ciò che Lucifero voleva farci diventare, non può farlo anche lui. Il bambino, non c'entra niente.» continuò vicino fissandolo dritto negli occhi «Il bambino vive. Chi è con me.» chiese, mentre Gabriele si portò in avanti, e con lui una maggioranza angelica che portò Raffaele a rendersi conto della reale verità che si stava aprendo di fronte alla sua attenzione.
«Così sia.» accordò, rivolgendo me lo sguardo.
Michele mi tese le mano, osservandomi.
«Così sia...»

image


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 18/3/2009, 10:25Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo venti ~ tears of blood )

Damien sostava chino su se stesso, ai piedi dello scranno. Gli occhi socchiusi e l'aria assorta, come se stesse osservando qualcosa oltre le palpebre. Qualcosa della quale era geloso, e che non voleva condividere con nessuno, meno che mai col padre, che lo guardava serafico e placidamente tranquillo, tenendo sulle gambe un rivolo capelluto e setoso di qualche anima torturata da Cerbero, probabilmente. Sorrideva, dietro la bocca carminia e carnosa, aspettando una reazione. Macabramente, sperava che l'angelo nero inveisse per rabbia, per il solo gusto di torturarlo ancora, e instillare qualcosa che ancora Damien stesso non conosceva.
Il figlio, d'altro canto, conosceva suo padre. Generato dal suo unico seme donato, era cosciente del fatto che più difficile era per Lucifero stesso trovare riflesso speculare che gli somigliasse al punto da intuire i suoi pensieri, più di lui. Riaprì gli occhi, fissandoli sul demonio che ricambiò lo sguardo con flessione scettica e annoiata.
«Tu hai...aumentato i miei sensi, e reso inermi le mie difese. E volevi che la uccidessi, perché.» pronunciò lento il ragazzo, serrando la mascella in una contrazione rabbiosa.
Il diavolo sospirò quasi stupito.
«Io? Credi davvero?» chiese fintamente innocente.
«Tu, papà. Tu.» ringhiò ancora, infastidito. Lucifer si alzò dalla sua postazione, lasciando andare con un gesto fluido del palmo ciò che reggeva, che ricadde con un tonfo secco che emise un eco costante, quasi divenisse l'unico rumore attorno a loro. E le urla sembravano sempre più lontane. Scese gli scalini di ghiaccio scuro con una lentezza disarmante, guardandolo. Il capo chino ma le iridi infiammate e fisse sul viso del primogenito, senza alcuna emozione che trasparisse, se non la profondità degli abissi stessi, riflessa nella sua pupilla vitrea.
«Sicuro...di non essere realmente tu, quello che hai visto quella notte.» sibilò, lento.
Damien, a quelle parole, indietreggiò, scuotendo il capo.
«No. Non ero io.» affermò convinto, stringendo i pugni. Prima che se ne rendesse conto, il diavolo era già alle sue spalle, sentiva il respiro sulla giugulare, morbido e caldo.
«Come fai ad esserne così certo...» le sue non erano domande, quanto tasselli di una tentazione che avrebbe portato l'angelo nero alla rovina, se vi avesse ceduto, ma che invece lo avrebbero condotto alla gloria, semmai avesse trovato la forza di resistervi. Per Lucifer, niente era più importante dello scopo, e se per raggiungerlo, il suo stesso figlio doveva essere sacrificato per un bene maggiore, non era importante. Doveva rendersi conto se era tagliato e pronto per il suo destino, e non vi era strada migliore che combattere in campo, una sfida fra razionalità e motivazioni, ciò che realmente era. Il demonio, per la prima volta, era distrutto. Non per qualche mediocre sentimento umano, ma per via dell'atroce dubbio che il suo seme avesse fallito, che Damien non fosse all'altezza reale del compito che era stato scritto. Avrebbe avuto la forza di trascinare le truppe dell'inferno, nel giorno prescelto? La forza di vincere, di portare morte e distruzione, per la nascita di una nuova era? O invece era soltanto un sogno di ghiaccio, il suo, e niente più? Sapeva già che, in quel caso, avrebbe torturato il sangue del suo sangue lui stesso, per l'eternità, causa la colpa atroce di non essere come lui voleva. I desideri che erano legge, Lucifer la pensava così.
«Forse era quello che voleva il tuo cuore...» mormorò ancora, le dita a sfiorare il suo braccio teso per l'ansia.
«Il mio cuore vuole altro, lo sai. O non sei in grado di leggere, grande sovrano.» lo sbeffeggiò in preda alla follia adirata. A quelle parole, seguì una violenta risata.
«Attento...non sono famoso per la mia propensione all'ascolto.»
«Nemmeno per la tua obiettività.» pigolò ancora il giovane, attirando le ire che si fecero largo attraverso le iridi irrorate di sangue, da parte del padre.
«Una parte di te voleva il suo sangue. Una parte di te voleva il suo cuore, per sempre.» si sporse sul volto del suo unigenito, soffermandosi avvelenato sulla linea della bocca «Una parte di te è cosciente che sei un mostro. Che non potrai mai essere ciò che brami in una normalità che non ti appartiene.» sogghignò, scostandosi. Si incamminò posato, sebbene tutto fosse frutto di mosse ponderate e coscienti. Tornò a tendere il volto verso il ragazzo, il labbro curvato in un sorriso tagliente «E ora quel cuore, quell'odio, quel gene malato che ti ritrovi, è in lei. E' tardi. Non vuoi essere come me. Ma lo sei completamente.» rise forte, continuando a parlare, le mani a stringere i fianchi, poggiate. Le unghie simili a ceramica scintillante, appena limate e appuntite, a concedere un aspetto più affusolato alle dita, oltre che inquietante.
«E' una menzogna!» lo accusò Damien, camminando verso l'uscita, il fiato corto «Non sono come te!»
«Sì che lo sei. Quando ti guardi, vedi il mio riflesso. Quando sogni, vedi solo le fiamme. Tu sei come me. Tu SEI me. E ora, hai fatto in modo che tutto questo non andasse perduto.» replicò ancora,alzando i toni, compiaciuto «Sei la chiave affinché IO davvero non smetta mai di esistere. Ecco, cosa ti lega a me. La tua anima, è mia. Tu sei mio.»
«No!» ringhiò l'altro, sbattendo la porta. Uscendo per volare fra le anime urlanti e disperate, che in quel momento, erano solo la sintesi di ciò che lui stesso sentiva. Per la prima volta, Damien ebbe realmente coscienza, di cosa fosse l'inferno. E provò pietà e strazio, nell'udire queli pianti infiniti a colare sulle pareti infuocate di lava. Sentì il bisogno, anche se per pochi istanti, di provare a tirar fuori quante più anime possibili. E nel preciso attimo in cui tese la mano in direzione della moltitudine di dita che inneggiavano per chiedere aiuto in sua direzione, notò del sangue, a macchiare i polpastrelli. Per la prima volta, anche lui stava piangendo per il forte dolore. E le lacrime che ebbe l'impressione fossero di pietra, in realtà, erano sangue.

image


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 13/4/2009, 12:54Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo ventuno ~ childbirth )

Non riuscii nemmeno a quantificare l'arco di tempo che passò, dal momento in cui conversai con Raffaele, e gli altri angeli, al lento scorrere della gestazione. Avevo sbagliato. E l'anticamera del dubbio nella quale mi trovavo, era rimediabile semplicemente accettando una punizione che potesse metter fine alle mie pene. Con la sofferenza, accettando la propria croce, mi era stato detto che avrei capito ciò che avevo commesso, e solo allora sarei stata in grado di valutare distintamente le cose che erano capitate. Avevo ormai fatto l'abitudine ai dolori di una gravidanza umana, nonostante tutto. Cosciente del fatto che comunque la cosa più importante era che il mio bambino era vivo, cresceva in me, e nessuno poteva toccarlo. Michele era sempre vigile, non abbassava mai la guardia, e cercava di intuire i miei pensieri dietro la coltre di nebbia con la quale li avevo offuscati. Lo avevo fatto, perché se fosse riuscito a superare quella nube di fumo, ciò che avrebbe visto era una immagine ripetuta e costante. Gli occhi di Damien che non mi abbandonavano un attimo. I momenti belli trascorsi con lui e quei sorrisi che mi cullavano nell'istante in cui calava la notte. Il buio, portava con sé l'area peggiore nel compimento della giornata. Ero sola. O così mi sentivo, per il semplice fatto che non avevo nemmeno consapevolezza di ciò che fosse toccato a lui, mentre io portavo in grembo suo figlio. Per quanto la situazione fosse stata insabbiata, e i contatti rimossi, non ci fu nulla che riuscì a darmi pace. Necessitavo di sapere che stava bene. Avrei preferito che mi odiasse ma che fosse vivo. E immagino che Michele stesso avesse già carpito le mie occhiate silenti, ma grate, per non aver completato l'uccisione di quel demone che, comunque, aveva avuto una forte influenza nel mio ciclo di vita. L'eternità mi spaventava. Se da una parte ero felice perché avrei avuto tutto il tempo del mondo, Dio volendo, per godere il mio bimbo, dall'altra ero cosciente che quel graffio, quella ferita che pulsava feroce, sanguinando, avrebbe avuto una immortalità intera per rimarginarsi, ma che ciò non sarebbe accaduto mai. Io amavo Damien. Per quanto mi sforzassi di credere altro. Io lo amavo. E la sola cosa in grado di consolarmi era l'idea di averlo vicino a me, ugualmente. In seno. Raffaele, perfino, era diventato meno algido, dal nostro ultimo incontro. Sicuramente mosso a compassione nel notare il mio corpo cambiare per via della gravidanza, e le forme arrotondate con curve morbide per via dell'evento che si sarebbe manifestato da lì a poco. Con il benestare di Michele aveva spesso osservato ciò che accadeva al mio interno, semplicemente poggiando le mani sul mio ventre rigonfio. Socchiudeva gli occhi, e certe volte rimaneva lì per ore, trasmettendomi un calore piacevole attraverso i palmi, sotto lo sguardo attento e all'erta del fratello. Pochi giorni prima dell'accaduto, mi aveva sorriso. E non stava mentendo. Aveva l'espressione di chi aveva toccato un raggio di sole, ed io mi sentii lusingata e rassicurata, da questo. I dolori che seguirono, furono lancinanti. Era notte. Una delle notti più profonde e stellate che riuscii a ricordare, mentre stringevo qualsiasi cosa che mi capitasse a tiro per fare in modo di non abbattermi a quelle contrazioni così insistenti. Non avevo mai sentito tante fitte ai muscoli tutte insieme. Portai indietro la nuca, serrando la mascella mentre spingevo con foga, sperando che tutto andasse bene. Fu un attimo, l'istante in cui un pianto, si levò forte e deciso, che mi abbandonai all'affanno e alle lacrime io stessa. Stava bene, la sua voce squillante espressa in quel lamento me lo diceva, e nonostante tutto parve essere la musica più bella che avessi mai ascoltato.
Michele sorrise, nel preciso momento in cui avvicinò la creatura poggiandola sul mio torace. Aveva gli occhi chiusi, stretti in una morsa di fastidio, così come i pugni, e la bocca arrossata dischiusa per lo sforzo. Notai, come certi segni erano così simili, a quelli del padre, e una nostalgia mi colse, nel rivedere lo stesso colore di occhi striato appena da una nota di azzurro, quando li aprì.
«E' una bambina stupenda..» mormorò l'angelo, chino su di noi, prima di poggiarmi un bacio sulla fronte, mentre sfioravo con un dito il dorso della mano della mia piccola, che spalancò il palmo, afferrandomi la falange, con estrema scioltezza. Mi guardava, con una curiosità mista a serenità, e il suo pianto si fermò, lentamente, accompagnato dalla lieve carezza che adagiai sulla sua fragile schiena. Aveva la pelle morbida, e chiara. Il capo rotondo e preciso era coperto da capelli sottili e biondi quasi invisibili alla vista. Era il ritratto di una bellezza senza eguali. Sorrisi, commossa, sentendo (o convincendomi), che una brezza particolarmente calda, mi sfiorasse le guance. Socchiusi gli occhi assaporandone la consistenza, e volli pensare che a tutti i costi fosse Damien che, da qualche parte, stava pensando a me. E mi rese felice l'idea, che lo stesse facendo proprio nel secondo, che sua figlia sostava come un cucciolo fra le mie braccia, ricercando conforto e calore. Gabriele sorrise, così come Raffaele. Ma fu Michele, colui che si prese le responsabilità di quella nascita, a pormi la domanda fondamentale.
«Avrei in mente tanti modi per chiamarla. Ma non rappresentano nomi propri. Credo stia aspettando solo questo.» mormorò, rivolto alla bambina, che emise un verso di benvenuto, tendendo l'altra manina per sfregarsi il naso appena arrossato. La osservai, tenendola ancorata a me, e avendo idea, di quale fosse finalmente la mia gioia.
Non riuscivo a smettere di sorridere, non quando incontravo i suoi occhi grandi ed espressivi. Non quando lei poggiava la sua guancia morbida contro il mio torace, non quando esalò un sospiro quasi di rilassamento cercando me come suo punto di riferimento. Poggiai il palmo coprendole quasi il volto come fossi la protezione che voleva, e socchiuse gli occhi. Riuscii a sentire il suo cuore, oltre il torace, abbandonare la velocità iniziale, scandendo un battito più lento e calibrato. Aveva raggiunto la sua dimensione. Ed era un luogo, dove l'avrei tenuta per sempre.
«Angelique.» curvai la bocca, in una espressione serena, mentre le luci divenivano sempre più fioche attorno a noi, per favorire il suo riposo, che sarebbe stato vegliato da angeli a cullare i colori che avrebbero sempre adornato i suoi sogni «Si chiama Angelique.»

image



( capitolo ventidue ~ angel of revenge )

Nella mente di Damien un eccessivo affollamento di pensieri lo portò al completo disconoscimento della realtà tangibile vissuta attraverso i propri occhi, conducendolo in un oblio di desolazione.
Per tutto il tempo che lo aveva diviso dalla concezione spazio temporale, era rimasto confinato oltre lo scranno del padre, ben sopra il girone delle anime, quasi in uno stato di decadenza, poco distante il burrone che conduceva i perduti verso il castigo eterno. Impegnato a fissare un punto scuro e indefinito, appena increspato dalla luce delle fiamme vive che ardevano senza posa, aveva perfino dimenticato le urla in lontananza che echeggiavano disperate. Socchiudeva gli occhi, quando qualcuna più di altre si elevava quasi come gnaulasse ad una luna che non esisteva più. Che non avrebbe mai osannato di nuovo. Reclinò semplicemente il capo, rivolgendo una fugace attenzione verso il basso, senza eccessive reazioni, dovute più al fatto che dall'ultima volta che aveva visto Saphira, due anni e più erano trascorsi, e tutto sembrava aver perso sapore. Semmai fosse stato capace di pregare, lo avrebbe fatto. Semmai fosse stato capace di morire, avrebbe tentato. Ma ogni possibilità era resa vana dalla consapevolezza che figlio del demonio, sarebbe tornato in vita, sempre e sempre. Almeno fino a quando il padre non avrebbe considerato inutile la sua esistenza. E anche morendo, cosa avrebbe concluso? Saphira non era con lui. Non avrebbero raggiunto gli stessi luoghi, non avrebbero più condiviso le stesse cose, goduto delle più piccole attenzioni. In quel poco tempo trascorso insieme a lei si era reso conto di quanto importante potesse essere riuscire a specchiarsi attraverso gli occhi di qualcuno, senza che l'immagine riflessa portasse mostri. Sorrise, pallidamente, seppur nel pensiero di tutto ciò che era capitato, a galla un'altra volta, si ritrovò a sprofondare nei meandri della cruda realtà. Per quanto si fosse sforzato di dimostrare a lei, a se stesso, e al mondo intero seppur in modo indiretto, la sua completa differenza rispetto al padre, si rendeva lentamente conto che così non era. Generato dal suo seme, speculare suo doveva essere. Questo diceva la mente, seppure nel cuore ebbe come il sentore che lame di fuoco trafiggessero le carni in modo brutale. Quanti secoli erano trascorsi da quando era riuscito a sentire qualcosa, pur avendo l'inferno dentro? Quanti? Era mai riuscito a capire cosa significasse provare un sentimento che fosse diverso dall'odio, dal momento in cui era venuto alle tenebre, così era più logico dire, visto il luogo in cui era stato cullato.
Era mai stato, per un momento, una creatura normale? O la sua reale vita era cominciata nel momento in cui aveva incontrato l'abbraccio del suo angelo bianco, e si era conclusa nell'istante in cui lei era stata strappata via? Sospirò pesantemente, tornando a chiudere in modo forzato gli occhi. Si ritrovò a sperare di diventare cieco, e sordo, senza rendersene conto, ma fu un istante. E qualcosa incontrò prepotente i suoi pensieri. Era un odore buono. Un profumo di familiare, e di casa, in un modo tutto suo. Si sentì perplesso, e fu un impulso che lo portò a sollevarsi, lasciando vagare lo sguardo quasi potesse cercare ciò che realmente stava assumendo forma attraverso le percezioni che riceveva. Corrugò ansioso l'espressione, prima di dedicarsi alla completa concentrazione nei confronti di questa immagine che lo assaliva senza lasciargli pace. Come ultimo tassello prima di completare il giro della sua tortura. Temeva, che fra quei capelli biondi, così diversi da quelli scuri del suo amore, qualcosa si insinuasse. Vide contrapporsi frenetici diversi volti. Saphira da una parte, Michele dall'altra. Così come Raffaele, Gabriele. E questo piccolo raggio di luce al centro. Un tumulto che lo avvolse e non gli fece realizzare che Lucifero stava manovrando, come mano invisibile gestisce una partita a scacchi, quelle verità a lui celate per così tanti anni. Anche il diavolo era stanco. Stanco che il suo soldato migliore, che il capo delle sue legioni avesse perso brio, intensa entità e carisma. In più, era convinto, che quella bambina che gli angeli tanto proteggevano, con ardore, con foga, potesse essere la chiave definitiva, in grado di fare scattare l'anticristo. E di indire guerra, ai popoli dell'Altissimo, così come era giusto che fosse.
"Lei è tua figlia...eppure, te l'hanno portata via. Così come con Saphira..." mormorò nella mente di Damien, talmente arrabbiato da non riuscire più a contenere ciò che nel suo sangue scorreva. Il padre aveva toccato il tasto dolente, il tallone di Achille, il principio della fine. Come alfa che raggiunge omega. Così anche l'angelo di vendetta, si era risvegliato, assetato di riprendersi, ciò che era convinto, gli spettasse. Lei. Con quelle ciocche bionde, e quello sguardo allegro. Quella bocca atteggiata ad un sorriso che, però, non era per lui. E quell'amore, che gli avevano strappato, senza il suo consenso.

image



( capitolo ventitre ~ is it war? )

In quei due anni, di rimando, Michele era come rinato a vita nuova. Niente era più naturale che crescere Angelique, pur con le complicanze della sua tenera età. Osservava, spesso, madre e figlia alle prese con fitte problematiche femminili, dovute alla curiosità della piccola verso il mondo degli umani. Tutto sommato, la sua percezione in base alla bambina era rimasta la stessa. Non era un pericolo, fin quando non entrava a contatto con gente sbagliata. E ciò non era possibile, considerando l’accerchiamento massiccio su di lei, composto da tutti i più importanti serafini. Ebbe l’impressione che anche Dio avesse a cuore la situazione tanto da tenerla particolarmente d’occhio. Era una convinzione, forse una speranza. Forse l’idea che tutto sarebbe andato bene se lo scudo fosse stato così impenetrabile da non poterlo valicare.
Era divertente, quando il divertimento era concesso, allenarsi insieme a Raffaele, o Gabriele, o anche Zaccaria, se non troppo impegnato con qualche suo percorso musicale con il quale Michele raramente aveva a che fare. Quel giorno, il secondo fu il più propenso per portare avanti questa tradizione. In lande mortali disperse di qualche territorio probabilmente abbandonato, a giudicare dallo stato delle rovine, l’arcangelo saltava veloce, schivando i colpi di spada precisi e netti, parandoli con la propria, senza distrarsi mai.
Era come se Michele librasse nell’aria, come se danzasse nel momento in cui combatteva. La sua grazia era la conseguenza della sua forza. Nessuno come lui aveva coscienza, bellezza e potenza in simile contrapposizione eppur equilibrio. Forse questo, aveva portato Gabriele ad abbassare momentaneamente la guardia, pur credendo di avere intrappolato Michele con un affondo secco che fece stridere le lame, avvicinandoli.
«Nervoso?» mormorò, divertito, sul viso del cavaliere biondo, che spinse facendo leva, e afferrando il suo braccio, fermandolo e puntando l’arma contro la giugulare.
«Pietrificato.» rispose quasi incline alla stessa linea del fratello, mentre in lontananza un volo si faceva strada, accompagnato da un battito furioso, quasi, e dal fruscio evidente delle piume sotto sforzo per il forte vento. Raffaele con la sua espressione più macabra, la chioma castana scomposta e adirata quasi quanto le notizie che stava portando.
Michele non rispose, si scostò velocemente da Gabriele e con un salto poggiò la spada sulla spalla del nuovo arrivato che non si scompose minimamente.
«La tua ospitalità diventerà leggenda.» ironizzò il serafino, guardandolo di sbieco.
«Raffaele.» ribatté nuovamente il capo degli angeli, lasciando scomparire la fonte della finta lotta, rivolgendosi a lui «A giudicare dal tuo carisma offuscato, non porti buone notizie.»
L’interpellato lasciò roteare lo sguardo innervosito.
«L’anticristo sembra essersi risvegliato dal torpore.»
“Non che non me lo aspettassi”, avrebbe risposto il giustiziere, sotto il silenzio di Gabriele che sostava dall’altra parte del campo.
«Con ciò?»
«Con…» Raffaele prese un bel respiro «Michele, sta preparando guerra.»
Il richiamato, lasciò roteare una lancia con la sola forza del pensiero, prima che questa si lanciasse senza alcuna spinta della mano conficcandosi nell’albero poco distante. Si ritrovò a fissare il fratello, ripensando a tutto ciò che era accaduto.
«E guerra sia, se è questo ciò che vuole. Non porterà via Angelique.»
«Non è solo lei che vuole.» replicò seccato l’altro, guardandolo con livore misto a preoccupazione. Tutti, avevano riscoperto nella bambina un qualcosa di meraviglioso. E per tutti, l’idea che potesse scivolare fra le braccia di Damien, e di Lucifero in conseguenza, era un pensiero da brivido.
«Lo so bene.» si lasciò andare ad una reazione adirata Michele, per la prima volta, poggiando i palmi sulla pietra nuda, le braccia tese, ad inspirare lentamente «Ma non otterrà niente. Sia vita o morte quella che cerca, troverà me a fare da barriera. Suo padre è pericoloso. Lui, lo è.»
«Forse potremo…» le parole di Raffaele morirono nell’istante stesso in cui una voce candida e giovanile interruppe quello scontro verbale. Proprio Angelique sostava fra le braccia di Saphira, vestita da una veste nuovamente bianca, nuovamente immacolata. I capelli neri mossi dai soffi tiepidi eppure scomposti in modo divino, che con grazia scendeva lentamente gli scalini, avendo sentito ciò di cui parlavano in modo fitto gli angeli. Li fissò attentamente, attraverso gli occhi azzurri. Deglutendo silenziosa per via di quell’insurrezione di cui si stava discutendo. Era stato un percorso lungo, si era dovuta rialzare malgrado le difficoltà, e aveva dovuto soffocare quell’amore convinta di esserci riuscita, seppur da qualche parte, in cuor suo, sapeva che non era possibile.
«Voleva vederti…» mormorò la giovane, proprio rivolta a Michele, parlando della bimba, che con un sorriso luminoso si sporse tendendo le braccia, come a voler raggiungere la fonte del suo capriccio, non riuscendo però a decidere da quale angelo andare prima, visto che tutti erano il suo gioco prediletto. La sua pelle nivea e perfetta che sembrava luccicare baciata dal sole. L’angelo si sporge, afferrandola con garbo, e tenendola vicino al petto, in modo che lei potesse giocare con le ciocche che ricadevano sul collo. Decise di interrompere bruscamente qualsiasi contrapposizione. Per lei, che nell’effettivo, era solo vittima, e non carnefice. Guardò Raffaele, e parlava con lui, sebbene le sue attenzioni fossero rivolte principalmente a Saphira, che tornò a fissare con attenzione.
«Che venga. Saremo pronti.» e quel plurale, parve nascondere in sé, milioni di significati.

image



( capitolo ventiquattro ~ night dreams )

Avevo ascoltato le parole di Michele, e avevo trovato in quel momento, seppur marginalmente, la possibilità di rivedere Damien, dopo un tempo così grande che quasi non riuscivo a quantificare. Mi era mancato e lo sapevo, sebbene mentissi a me stessa tutte le notti che trascorrevo nel guardare la mia bambina addormentata, rivedendo in lei tanti e tanti delicati tratti del padre. Lui sapeva di Angelique? Ne era felice? O forse era completamente inconsapevole di cosa fosse successo alla mia persona, e come me aspettava solo un segnale? Raffaele, però, aveva parlato chiaro. Damien sapeva, e Damien stava arrivando per dettare guerra. Qualunque fosse stato l'esito, l'anticristo non si sarebbe fermato, e sperai in modo silente, di essere anche io fra le pieghe dei suoi pensieri, di aver mantenuto quel lento insinuarsi senza ferire. La lontananza, su di me, aveva giocato una brutta piega. Avevo smesso di sorridere in modo spontaneo, bambina a parte, e non riuscivo più a vedere me stessa, ogni volta che mi specchiavo. Quasi la mia immagine mancasse, quasi fossi stata resa invisibile. Privata da quella particella che mi rendeva chiaramente tangibile ad occhio altrui. Angelique mi aveva ridato vita, ma ero cosciente che una parte del mio cuore era morta nel momento stesso in cui ero stata trascinata via dall'inferno, lontana dal mio eterno amore. Ancor più sinceramente, non mi importava chi fosse Damien. Apparteneva alla schiera prima di Lucifer, eppure non sembravo turbata da questa idea. Sospirai seccata, anzi, desiderando per un istante che tutto questo non fosse reale. Sognai di essere umana e vivere una vita piena in compagnia della fonte delle mie sensazioni, senza difficoltà. Mi rassegnai all'idea che non sarebbe potuto mai essere così. Perché il destino era segnato, e conoscevo marginalmente i suoi corsi. Sapevo, in più, che Dio stava ascoltando i miei discorsi, che li aveva ascoltati in ogni momento, lui che tutto può. Che era a conoscenza del mio lento vacillare. E fui intimorita, come un flash, al pensiero di ciò che la sua eventuale collera avrebbe potuto scatenare, qualora i miei non fossero rimasti solo vani giri mentali, ma si fossero tramutati in reale tentazione (cosa verso la quale ero molto vicina). Mi portai seduta, guardando la mia bambina addormentata e bellissima, incorniciata dai suoi capelli biondissimi, e le guance rotonde e rilassate. Le ciglia lunghe a definire un disegno della palpebra perfetto. Era lei, che non aveva alcun difetto. Lei, la sintesi di tutto ciò di cui stavo parlando. Di tutto quell'amore, di tutto quel lento desiderare che ogni cosa potesse seguire un corso diverso. Mi avvicinai, notando che sfregava il dorso della mano contro il naso, quasi fosse infastidita da un lento sfiorare sulla linea del profilo. Abbandonai la mia posizione eretta, chinandomi.
«La principessa della mamma ha qualche problema?» sussurrai, mentre Angelique apriva piano gli occhi stanchi, annuendo. Mugugnò, tendendo le braccia avvolte da pelle chiara verso di me. La sollevai stringendola. Camminando un po' lungo il perimetro della stanza, le dita a sfiorare le ciocche liscissime. Si accoccolò come un cucciolo contro il mio torace, in modo che non riuscii a fare a meno di respirare a fondo la fragranza che emanava, docile. Osservò con una occhiata eloquente il panorama fuori, prima di tendere lo sguardo verso di me senza dire nulla, semi nascosta.
«Vuoi uscire?» le domandai, conoscendo ormai quelle tenui sfumature del suo carattere. Non rispose.
«Ho capito...vuoi volare insieme alla mamma?» chiesi ancora, ed alle mie parole mi riservò un sorriso scintillante, poggiando il palmo sulla spalla, quasi mi stesse incitando. Le soffiai un bacio sulla fronte, stringendola il più possibile mentre mi avviavo lentamente all'apertura sul mondo sotto i nostri occhi, scivolando con grazia. Spiegai le ali, planando mentre la sorreggevo con presa salda e lei si raggomitolava sciogliendo i muscoli contro il mio corpo, quasi a formare una mezza luna che aveva trovato il suo punto di rilassamento e la sua posizione ideale. Portai la mano a coprirle il viso mentre il vento sfrecciava sulle nostre figure aumentando il battito che lento divorava l'aria lasciandomi percorrere una distesa infinita. Se i mortali avessero saputo...lanciai l'attenzione verso il basso mentre Angelique osservava respirando lentamente, incuriosita dal riverbero luminoso delle stelle che imperlavano il manto notturno regalando uno spettacolo unico. Si entusiasmò, tendendo la manina quasi potesse afferrarne una mentre mantenevo il controllo sulla sua esile figura facendo in modo che giocasse. Tutto attorno le sue risa risuonavano divertite, nel momento in cui assecondavo ciò che la sua mente desiderava, fluttuando quasi come sull'acqua, o viaggiando a pelo del mare scuro, lasciando che gli schizzi le bagnassero le gote, per poi risalire con velocità. Giocavo con lei, seguendo i suoi accettabili capricci prima che si sporgesse, poggiando il naso arrotondato contro il mio, riservandomi tenerezza.
«Angie ama mami.» pronunciò con qualche difficoltà ancora evidente per via della sua tenera età, ma con un candore che mi disarmò rendendomi la persona più vulnerabile sulla faccia della terra. Scivolai seduta sulla cima di una scogliera, tenendola sulle gambe e lasciando che si divertisse con i miei capelli, studiando quante più acconciature possibili riescisse a creare.
«E mamma ama Angie.» sospirai sulla sua pelle, finalmente più rilassata. Puntò i piedi nudi sulla mia veste, sporgendosi con fare professionale per valutare quante più soluzioni la soddisfassero, e mi divertii, fino a quando qualcosa, un odore prepotente mi schiaffeggiò, quasi, riportandomi alla realtà. Sgranai gli occhi, stringendo automaticamente con più forza la bambina, che poggiò una mano sul mio torace, forse incuriosita dal battito devastante e frenetico che aveva assalito il mio cuore.

image



( capitolo venticinque ~ prince of a rebel tale )

Fu come essere percorsa da molteplici scariche elettriche mentre esaminavo il buio con attenzione. Deglutii, cominciando ad avvertire distintamente passi in nostra direzione. Non voleva nascondersi, non era nelle sue intenzioni farlo. E in tutta probabilità anche questo suo farsi sentire, era un modo come un altro, forse, per tranquillizzarmi. O magari semplicemente io, ci speravo. Mi alzai in piedi, mentre Angelique continuava a guardarmi con occhi grandi e perplessi, prima che i miei abbandonassero quelli di lei, incrociando una figura che da tempo avevo solo sognato. Dischiusi le labbra, e fui praticamente colpita da una ondata di sensazioni contrastanti mentre lui abbandonava l'ombra della vegetazione alle nostre spalle, lasciandosi illuminare dalla luce della luna candida e perlacea di quella notte, che rendeva la sua pelle quasi come una superficie marmorea. I capelli castani mossi dal vento, e quella espressione corruggiata e pensosa, con garbo.
«Damien...» mormorai, sentendomi strozzare. Non mi rispose, rimase fermo ad osservarmi diversi momenti, prima di canalizzare le sue attenzioni sulla bambina, in braccio a me, con le gambe a cingermi la vita, i piedi piccoli e nudi a scivolarmi sui fianchi. La studiava così come lei stava facendo di rimando. La manina sotto il mento, a coprire parzialmente la bocca carnosa concedendosi un'aria pensierosa ed accigliata. Si voltò repentinamente verso il mio viso, ricercando forse risposte che non sapevo come dare, ancora troppo sconvolta dalla presenza così vicina di quello che era stato il mio angelo nero. Lo era ancora? Nonostante avvertimenti e suppliche altrui, mi ritrovai a pregare che lo fosse. Non parlava, e la sua voce mi mancava tremendamente. Compì un passo in avanti, quasi come uno scatto automatico, tendendo le braccia nel momento in cui Angelique si sbilanciò appena indietro, contrariata dal mio silenzio, prima che la afferrassi saldamente. Sgranò gli occhi, forse realizzando il suo stesso gesto, e rimase immobile diversi istanti, mentre la piccina lo guardava con notevole curiosità.
«Non...ti fa..male..» mi ritrovai a rassicurarla come fosse un bisogno impellente, prima che lei agitasse le gambe, facendomi capire che voleva scendere. Mi chinai in avanti, notando le iridi di Damien seguire ogni movimento, anche il più impercettibile, lasciando che la bimba poggiasse i piedi sull'erba, restando in piedi, le braccia a nascondersi dietro la schiena, ancora appena incerta sull'avvicinarsi al ragazzo o meno. Semplicemente, era nella natura di Angelique divertirsi nell'osservare, e giocare come fosse una bambola di porcellana. Ma sapevo, che riusciva ad essere la creatura più dolce sulla faccia della terra, e dei cieli, luogo nel quale era amata e protetta. E ora, l'entità dalla quale veniva tenuta lontana, sostava lì, a pochi passi, che furono notevolmente accorciati dal suo lento avanzare, incerto ma deciso al tempo stesso. Il demone si chinò automaticamente in ginocchio, aspettando che lei si sporgesse verso la sua figura. La piccola poggiò piano le dita sul suo viso, analizzando come se disegnasse, il volto di quell'individuo che ero sicura l'aveva in qualche modo conquistata, così come era successo con me, anni prima, quando lo avevo incontrato per la prima volta. Come potevo criticare mia figlia, quando io per prima ero stata fulminata, dalla presenza di suo padre, in meno di un battito di ciglia? Angelique aggrottò ancora le bionde sopracciglia, prima di decretare il suo verdetto con un sorriso gioviale.
«Bello tu.» gli sussurrò, addolcita «Principe...» sibilò entusiasta, riconoscendo in lui molti dei tratti che avevo descritto nelle favole che le raccontavo prima che si addormentasse, probabilmente. Sentii per pochi istanti gli occhi riempirsi di lacrime che cercai di trattenere fino allo spasmo, mentre l'angelo nero, al contrario, si lasciò andare ad un annuire pacato, riservandole la medesima espressione. Le labbra curvate dalla tenerezza che la bambina giocava, forse.
«Principe tuo, se vuoi...» le rispose, con una flemma affascinante ma posata, che mi fece intendere quanto in realtà stesse soffrendo per la lontananza di una parte di lui.
Angie non se lo fece ripetere. Puntò le dita, sporgendosi nuovamente, e cinse il suo collo con le braccia, segnando quasi una collana con il suo corpo, a stringerlo. Rideva divertita, aveva trovato un gioco e un amico. Ma non sapeva che in realtà era molto, molto più. Un attimo d'esitazione invase lo sguardo di Damien, che attese numerosi istanti, prima di ricambiare quel gesto così spontaneo e bambinesco, cingendo piano il gracile esserino che si era avvinghiato a quel mostro, che lui si riteneva. E che sembrava divertirsi, nella proposta da lui formulata, inoltre. Socchiuse le palpebre, respirando a fondo il profumo fra i capelli chiari della sua creatura, e fra le ciglia lunghe e folte due lacrime si fecero strada, irrimediabilmente.
«E io principessa.» affermò con un lungo sospiro senza allontanarsi ancora lei, con una scioltezza da fare impallidire chiunque. L'anticristo annuì, e sembrò quasi che si sciogliesse a quelle parole così candide e prive di malizia, assaporandone ogni sillaba. Li studiai a lungo, notando una sorta di perfezione insita in quel quadro così pittoresco e maledettamente giusto. Mi trovai a rivalutare mentalmente ogni più piccolo passaggio della storia che ci aveva caratterizzato, e fui interrotta dalla voce squillante ma dolce di mia figlia, che tese una mano, piegandola diverse volte all'altezza del polso.
«Vieni mami mia, vieni?» chiese con impazienza, riservandomi una occhiata scintillante, forse ansiosa di presentarmi il suo...principe. Se avesse saputo allora, amore mio.
Damien mi osservava, quasi dimesso ma sempre regale, e leggevo nei suoi occhi d'abisso la preoccupazione, l'idea che se mi fossi avvicinata non avrebbe permesso più a nessuno che mi avessero portato via. O forse, non c'era nulla da scegliere, ma tutto era andato già deciso nel momento in cui Angelique si era accovacciata fra le sue braccia salde. Mi ritrovai a dover repentinamente scegliere sul da farsi, rendendomi conto che non c'era nulla, sul quale dovevo riflettere. Ma che in realtà avevo già scelto da tempo. Mi avvicinai, inginocchiandomi di fianco a loro, prima che il mio angioletto biondo si protraesse a sfregare la sua guancia contro la mia, quasi a volermi rassicurare che non mi aveva dimenticato, nonostante il nuovo arrivato.
«Mami.» puntualizzò ancora, rivolta verso lui, quasi mi stesse introducendo, modi presentazione. Ritrovandomi così vicina, con il suo profumo così forte, fu come essere stordita da un sonoro colpo sul capo, tale da farmi abbassare tutte le difese.
Il mio amore mi osservava, mi stava guardando nello stesso modo in cui mi aveva fissato quando mi ero completamente donata a lui. E non c'erano paradiso o inferno in grado di convincermi che non fosse qualcosa, di realmente giusto, in quello che stavo per fare. Ricambiai la carezza della mia piccina, socchiudendo gli occhi per trattenere il magone che mi stava assalendo del tutto.
«E' papà, cucciolo della mamma. E' tornato papà...» la voce mi tremava e aveva assunto un timbro tale che portò Damien a tendere nuovamente un braccio, per sciogliere la presa su Angelique, ma coinvolgere anche me, per stringermi contro il suo petto, a creare quasi una barriera con i nostri corpi, per la bambina, che ci osservò per diversi istanti con perplessità, forse assimilando quelle parole all'apparenza così semplici. Ciò che l'angelo nero aveva fatto con quel gesto così spontaneo, portò nuovamente il cuore a palpitare impazzito, quasi in una folle corsa che si interruppe nel momento in cui sfiorò la mia bocca con la sua, con una carezza sfiorata. Sorridendo sensibilmente.
«Ciao...» sospirò, senza allontanarsi. Stavo nuovamente tradendo Dio, ed ero cosciente del fatto che lui sapeva, ciò che stavo facendo. Ma non mi importava.
«Ciao...» riuscii a rispondere, non avendo la capacità di mascherare un velo di commozione, per la sua presenza. Angelique ci guardò, prima di sorridere, forse intenerita da quelle effusioni pallide che ci scambiavano vicendevolmente, e manifestò la sua approvazione con un lungo respiro, accoccolandosi fra noi, a ricercare calore. Damien fu attirato dalla sua figlioletta con reale bisogno di tenerla per sé, da quel momento in avanti, e fu allora che, fra i suoi pensieri, uno più di altri si fece strada.
E non servivano parole per dar voce a ciò che nella sua mente balenava incessantemente.
"Non permetterò che vi portino via da me, mai più. A costo di qualunque costo."

image


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 18/4/2009, 01:26Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo ventisei ~ revelations )

Fu allora, che mi resi conto che mai nella mia esistenza mi ero sentito vivo, pulsante, realmente parte integrante di un mondo che realmente calcavo giorno dopo giorno. Mi accorsi, di quanto le fiamme dell'inferno avevano coperto i miei occhi, oscurando la mia visuale. Di quanto fosse bello, vivere attraverso i pensieri di qualcuno senza vedervi riflesso un mostro. Angelique giocava con i miei capelli intrecciandovi le dita fra le ciocche, così come io facevo con lei, disteso sul letto della dimora nella quale avevo condotto lei e sua madre, poco distante dai giardini di Montmartre, dove una notte pacifica sembrava continuare il suo corso. Mi ero irrimediabilmente innamorato della mia bambina nel momento in cui lei mi aveva fissato, nell'istante preciso in cui avevo udito il suo cuore e il suo respiro. Mi ero perso definitivamente nel sentire il suo tocco flebile sulla mia pelle non desiderando altra cosa se non quel sentimento così gracile e puro. Così bello e splendente. Era meravigliosa, vedere il suo viso atteggiato in una posa rilassata era qualcosa che riusciva ad emozionarmi nelle piccolezze, come quando stringeva le palpebre per liberarsi del lieve solletico delle mie carezze, ad esempio. Ogni movimento era un soffio di vita in più che ricevevo in dono, e avrei pianto, se non fossi stato certo che i miei singhiozzi avrebbero potuto disturbarla, accovacciata contro il mio torace come era, sciolta e calma nel sentire il mio stesso fiato lento e posato. Saphira osservava la scena, seduta sul davanzale della finestra poco distante, un sorriso accennato sulla bocca e l'espressione un po' distratta, un po' rapita, un po' pensosa. A momenti alterni, durante i quali sentivo distintamente di entrarci anche io, in un modo o nell'altro. Era giunto il momento di parlare, per quanto mi distruggesse allontanarmi dalla bambina seppure per poco, adagiandola fra le coperte con cura, prima di alzarmi e fare cenno al mio angelo di uscire poco fuori dalla stanza. Mi seguì, annuendo sensibilmente, prima di raggiungermi. Poggiai le mani sulle sue braccia, lasciandole scivolare e godendo del sentore di seta della sua pelle, che avevo riscoperto come dote nella mia piccola Angelique. Mi osservò, sospirando e lasciandomi fare, prima di distogliere lo sguardo. Forse più preoccupata di quello che io realmente potevo immaginare. Le sollevai il viso con le dita, costringendola pacatamente a guardarmi.
«Non c'è altro modo.» le dissi esordendo in modo già stabilito, avendo udito lo scambio reciproco di pensieri che ci univa, anche senza proferire alcuna parola «Cosa sai, riguardo ciò che ti è stato assegnato.» domandai, in maniera fin troppo flebile, nel discutere di quello che era successo dopo che era stata strappata via da me.
«Molto poco. Quando è successo, ho capito solo che l'ordine proveniva dall'alto.» mi rispose, cercando di darmi quante più delucidazioni possibili.
«Quanto in alto?»
«Molto.» mormorò, esalando nuovamente un respiro e socchiudendo gli occhi, cosciente quanto me del fatto che avremo dovuto combattere una dura battaglia, e che forse questa era già cominciata, o quasi.
«Troveremo un modo...per aggirare gli ostacoli che possiamo evitare.» cercai di rassicurarla, prima che lei riaprisse gli occhi.
«Ciò che è scritto..non può essere cambiato, Damien. Quello che è stato stabilito, così dovrà avvenire.» fece presente, con una cadenza rigida, classicamente ligia al dovere come quella di tutti gli angeli. Provai un moto di fastidio al pensiero, che però riuscii ad esprimere scostandomi da lei, e avviandomi con passo pesante fuori, affinché la mia ira si placasse, e la mia piccina non dovesse vedermi in quello stato. Poggiai un pugno contro il muretto, stringendo fin quando la pietra non si crepò.
«Dovrei...pregare..forse. Pregare affinché mia figlia si salvi da tutto questo.» sussurrai lentamente.
«La preghiera è un segno di fede...» intervenne nuovamente Saphira, avvicinandosi con passo felpato verso di me.
«Cosa dovrei fare. D'altro. Voglio affrontarlo. Se affronto Michele tutto finirà. Devo.» sottolineai ancora, prima che lei scuotesse sensibilmente il capo.
«Non ne sono così sicura.» ammise, con uno sguardo tormentato «E' come...se l'avvertimento che mi avevano dato si stesse avverando. Come una profezia che torna indietro. Non possiamo interferire, eppure...voglio comunque provarci, impedendoti di cercarlo.» protestò ancora, con calma decisione. Mi avvicinai a lei, il viso costretto in una sensazione spiacevole, come se fossi messo con le spalle al muro.
«Mi hai reso completamente tuo.» le ricordai, sfiorandole la mano «E non ho mai pensato di doverti chiedere qualcosa, ma adesso devo. Lo sto facendo. Dimmi come posso fare, per arrivare a Michele. Ho bisogno del tuo aiuto, angelo mio.» le chiesi ancora, mentre lei distoglieva lo sguardo, insofferente al pensiero. Alzò poi gli occhi al cielo, in lotta con se stessa.
«Quello che stai chiedendo è...è un suicidio.» scosse il capo, come se fosse profondamente combattuta. MI accigliai.
«Perché, perché si parla dell'Arcangelo Michele?» vomitai con livore. Prima che lei mi bloccasse alzando appena la voce.
«Sì!»
«E allora dovrei rimanere qui, ad aspettare di fare la fine del topo?» la rimproverai, consapevole del fatto che quello che premeva a lei, era ciò che per me era importante allo stesso modo, ma che la sua indole fosse più razionale della mia. Rimase a fissarmi deglutendo, e lessi nei suoi occhi una vischiosa paura a mischiarsi con il suo stesso sangue. Abbassai la testa, scostandomi, e avviandomi come se volessi rientrare, prima che Saphira mi richiamasse, dapprima a bassa voce.
«Damien...» esalò «Damien.» ripeté, con più forza.
Tornai a guardarla, silenzioso e lei si rivolse a me. I capelli scuri a scivolarle sulle spalle.
«Devi capire perché non voglio dirti come fare per trovare Michele. Che se venisse qui, per lottare, sarebbe affiancato da altri.» parlò con chiarezza, tenendo lo sguardo fisso sul mio, cosciente del fatto che fra le righe mi stava facendo capire che ciò che le premeva, era che Michele, fosse solo. E che con tutti gli altri, sarebbe stato un genocidio di massa nel quale anche Angelique poteva rimanere coinvolta. La ascoltai.
«La nostra bambina è molto speciale. E' protetta.»
«Questo l'ho capito.» intervenni, e mi bloccò ancora.
«Se.» si soffermò un istante «Qualcosa dovesse minacciarla, qualsiasi cosa, un Arcangelo comparirebbe per distruggere quella minaccia.» mi spiegò, con tono di voce sicuro «Gli Arcangeli sono terribili. Sono esseri assoluti.» continuò, parlando ad un plurale che non voleva che si verificasse semmai a Michele si fosserò uniti Gabriele e Raffaele. Quella sì, sarebbe stata morte, per noi tutti. Con un sol cenno.
«Sono....l'arma più pericolosa del paradiso.» proferì con più attenzione, incatenata ai miei occhi.
Seguii la sua rivelazione mascherata.
«Ed è Michele ad essere legato ad Angelique?»
«Sì.»
«Quindi se Angelique, si trovasse nella stessa stanza insieme a qualcosa che la minaccia...» tornai a camminare verso di lei, fissandola mentre sollevava il viso, pronta a rispondermi.
«...Allora su quella minaccia si scatenerebbe l'ira più terribile del Paradiso. E Michele comparirebbe per pensarci personalmente.» concluse, certa che avessi afferrato. Mentre sorrisi furbamente, felice che mi stesse dando una chance per risalire la china.
«Solo per farti capire...perché....non voglio che convochi l'intero plotone celeste, qui.» sibilò infine, lanciandomi una occhiata traversa, che interruppi sporgendomi e poggiando la bocca su quella di lei.
«Grazie...» le sussurrai, accarezzandole i capelli. Sperando che quella non fosse l'ultima volta nella quale lo avrei fatto, prima di creare la causa scatenante che avrebbe portato Michele. E sarebbe stata vita, o morte. A quel punto, le sfumature, non erano più contemplate.

image



Edited by Amethyst ~ - 18/4/2009, 18:37

image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 22/4/2009, 16:28Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo ventisette ~ no fear )

In ogni punto del mondo, qualunque fossero state le coordinate, sapevo che Michele avrebbe sentito e sarebbe intervenuto nel caso in cui, attraverso gli occhi di Angelique avesse ricevuto un impulso che lo portava a credere in una minaccia incombente. Ne ero a conoscenza, e lo avevo rivelato a Damien, e seppure con numerosi punti a favore, mi ritrovai di colpo a chiedermi se era una cosa giusta, quella che avevo fatto. E se lo sguardo dell'Arcangelo mi avesse ferito a tal punto da farmi sentire morta? Se avessi scorto in lui, per la prima volta, davvero una delusione tale da non considerarmi più figlia e sorella, sarei riuscita a sopportarlo? Sospirai aspettando, mentre l'angelo nero sostava seduto sul letto dove la nostra bambina riposava avvolta da una coperta morbida e senza ricami, l'espressione tranquilla e pacifica, come se sognasse. E così era, a giudicare dalla moltitudine di colori che riuscii a carpire dalla sua mente rilassata nel sonno. Osservavo fuori, chiedendomi quanto fosse prudente, la presenza della piccola lì, però poi mi resi conto, dall'altra parte, che non sarei mai riuscita a separarmi da lei, neppure volendo. Era egoismo? Forse, o forse semplicemente voglia di godermela fino all'ultimo respiro. Sentivo la morte addosso, ammisi a me stessa, mentre valutavo passo per passo ciò che stavamo facendo, e al quale non mi opposi. I miei sentimenti contrastanti svanirono nell'istante in cui notai le ciglia di mia figlia curvarsi strette fra le palpebre prossime all'apertura, socchiudendosi poi per lasciare intravedere le sue iridi azzurro blu. Sorrise, nel notare il padre lì di fianco, e lessi, fra i suoi ancora infantili ragionamenti, che allora non si era trattato di un gioco di fantasia, ma che era reale, e ne era contenta. Si sporse assonnata, accovacciandosi come un cucciolo fra le gambe e il torace di Damien, la guancia a creare un soffice cuscino arrossato dal tepore, e portarsi il pollice alla bocca come un ciuccio. Abitudine che aveva sin da piccolissima, e che la faceva rilassare. Nella semplicità di quella scena, nell'abbraccio che l'Anticristo le riservò, soffiandole morbidi baci fra le ciocche biondissime e talmente fini da non scompigliarsi nemmeno dopo una dormita, mi sentii mossa da un bisogno frenetico di non perderli. Non potevo accettare l'idea, il principio, di abbandonare per sempre i loro visi vicini e somiglianti. Il suono dei respiri lenti e calibrati nella calma. Angelique si guardò in giro, focalizzandomi nella penombra della stanza, e fece un sorrisino con la bocca impegnata, rassicurandosi e tornando alle coccole del papà, che non le risparmiava nessuna carezza, godendosi di rimando le tenerezze che la bimba elargiva senza rifletterci, con i suoi modi di fare tipicamente solari e ben disposti.
«Papà deve spiegarti una cosa, amore mio..» intervenne a rompere il silenzio l'uomo della famiglia, prima che la piccina rivolgesse lui la sua attenzione completa, gli occhi enormi velati di curiosità e interesse. Damien continuava ad accarezzarla mentre parlava «Tu sai che papà ti vuole un mondo di bene, vero?» le chiese, mentre lei annuiva, sorridendo ancora, e tornando accoccolata, quasi avesse vinto un premio, alle parole appena sentite. Il candore, di Angelique, era il balsamo lenitivo di tutte le nostre colpe. Era impossibile scorgere qualche nota stonata, quando era lei il risultato finale della composizione. Quando, alla fine di quella equazione all'apparenza distorta, si scorgeva l'entità del risultato, non riuscivo più a distinguere cosa fosse bene e cosa non lo fosse. Se l'unione con Damien, aveva generato lei. Il mio astro del mattino, la mia gioia, la fonte della mia luce, non mi era permesso vedere tenebre. Non esisteva ragione, per trovarne. Rimasi in ascolto, tenendo le mani sulle gambe, attendendo.
«Papà ha bisogno del tuo aiuto, piccola mia...» le sussurrò, mentre Angie continuava attenta a carpire ciò che le stava chiedendo. «Se papà scatena un fuoco grande, qui, tu non devi avere paura, non devi pensare che voglio farti del male. Papà non lo farebbe mai.» continuò piccato e privo di alcuna scelta alternativa, deglutendo. La nostra principessa reclinò il capo, un attimo perplessa, osservandolo. Scostò la manina dalle labbra, stringendo la bocca carnosa e arrossata come se stesse riflettendo. Poi scosse nuovamente le ciocche chiare, e atteggiò il visetto disegnato ad una posa di comprensione.
«No male.» disse, poggiando entrambi i palmi sul torace dell'angelo nero, ormai completamente in confidenza con quel corpo che l'aveva generata e che considerava suo e di nessun'altro. Gelosamente infantile.
«No male...» ripeté flebilmente il demone, guardandola completamente rapito da quei modi di fare semplici ma eleganti. Bambineschi ma stupendi. Era come bearsi di un quadro d'autore. Perfetto nella complicità dei vari elementi che lo componevano. C'era il tutto, nella sintesi di quel legame che includeva me, e in modo diverso. Incrociai le iridi di Damien, che mi chiedeva in modo silente se e quanto ero pronta. Se era giunto il momento in cui Michele doveva presentarsi. Socchiusi le palpebre, prima di riaprirle ed annuire, cosciente però che il mio cuore stava letteralmente per esplodere. Era il momento, e non volevo che fosse giunto così presto.
«Vai dalla mamma...» incitò quello che per tante cose non era più il figlio del diavolo, lasciando che la bimba scivolasse incerta con una corsa ancora divertita e spensierata verso me, che la accolsi stringendola con quanta più forza calibrata potessi. Spaventata, ma non volevo che lo sentisse. Volevo invece infonderle almeno un briciolo dell'amore infinito che sentivo, e che si manifestò quando schioccò un bacio spontaneo sulle mie labbra. Le sfiorai le guance con le dita, rimanendo in ginocchio con lei. Forse, Michele l'avrebbe risparmiata. Almeno la mia bambina si sarebbe salvata, da quello che speravo non accadesse, e che eppure era come dietro l'angolo. Le avrei fatto da scudo. Avrei preferito morire, e così sarebbe stato, se fosse servito a scostare da lei tutto quel male. Confidavo, nell'affetto di quell'Arcangelo che tanto la adorava. E speravo, che la luce di Dio lo avrebbe condotto a scegliere la via più giusta. Se avevo peccato e dovevo pagare, stavo già cominciando ad estinguere il mio debito, con quella fonte di dolore perenne e quella incertezza. Sollevai nuovamente il viso verso il mio compagno, che ci guardava con ansia, prima di chinarsi, abbracciandoci con una presa salda. Baciò la mia tempia, mentre la piccolina si godeva la nostra combinata vicinanza con una espressione serena, poggiandomi le dita sul volto, per giocare.
«Pronta?» sospirò chiedendo ancora, ricercando il mio appoggio.
Scossi il capo.
«No...ma so che non esiste soluzione oltre questa.» precisai, comunque facendo intuire che per quanto folle era quel gesto, io sarei stata al suo fianco. Che fosse stato inizio, o fine.
Fu in quell'istante, che la stanza fu avvolta dalle fiamme generate dal palmo della mano dell'Anticristo, che aumentai la presa su Angelique che percepii stringere le mie vesti, per nascondersi, e che le pareti, sembrarono trasudare luce celeste proveniente dalla folle corsa di Michele, vibrando.

image


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 30/4/2009, 11:58Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo ventotto ~ war is coming)

Le pareti sembrò quasi che si incrinassero mentre la luce cominciava a filtrare fastidiosa dalle insenature delle finestre, sintomo che Michele era sempre più vicino. Damien sostava di fianco a me e Angelique, alimentando di più le fiamme, che divennero praticamente un muro insormontabile. Lui le aveva create e lui poteva spegnerle, lo sapevo, eppure ero consapevole del fatto che non lo avrebbe permesso, fino a quando l'arcangelo non si fosse palesato. La bambina affondò il visetto sul mio torace, nascondendosi, mentre tenevo con soffi violenti il fumo lontano da lei, in modo che non lo respirasse per nessun motivo. In verità, l'angelo nero aveva creato un vero e proprio banco di fiamme a formare un cerchio, nel quale noi tre eravamo unico elemento presente all'interno, come in trappola. Quando percepii la presenza del "nemico", ormai prossima, mi rivolsi a lui.
«PORTATI DIETRO DI NOI!» gli ordinai, cosciente che Michele non lo avrebbe mai colpito se io e mia figlia fossimo state nella sua traiettoria. Damien non se lo fece ripetere, e fu un pesante rumore di vetri che si infransero simultaneamente a farci comprendere che Michele aveva varcato le soglie. Il vento aumentò, ma era freddo e non alimentava le fiamme che lentamente ebbi l'impressione si estinguessero, in modo graduale dall'interno verso l'esterno di questa forma geometrica inscritta sul pavimento. Il corpo coperto dall'armatura scura avanzò, incurante del calore. I suoi passi erano posati, la sua espressione dura e severa, e Angelique riuscì a scorgerlo scostando la mano con la quale si copriva la guancia, osservandolo. Lui le lanciò uno sguardo prima di rivolgersi a me, per tornare comunque a guardare l'angelo nero, che si frapponeva con aria poco amichevole.
«Porta via la bambina.» mormorò sinistro la creatura celeste, esattamente pochi secondi prima di ricevere il mio diniego.
«No.» sottolineai, deglutendo e stringendo ancora di più mia figlia. Michele reclinò il capo, l'aria contrariata e burbera ad aleggiare su un viso teso per la rabbia.
«Ora.» ripeté senza complimenti.
«Sono qui per parlarti.» intervenne Damien, ma fu a quelle parole che l'Arcangelo si avventò sulla sua figura, dimenticandosi quasi che noi donne fossimo presenti.
«MICHELE!» alzai la voce, eppure parve non sentirmi in contemporanea ai suoi colpi diretti e precisi che contrastavano creando confusione e pericolo. I miei angeli, comunque quelli che nella mia vita influivano di più per motivi diversi, stavano combattendo. Ed era bianco contro nero, era cielo contro abisso, e le loro mosse erano veloci e non seguibili. Le braccia di Damien si tesero, stringendo con i palmi il polso di Michele che avanzava reggendo una spada che sembrò infuocarsi prossima a trapassarlo, ma fu l'urlo di Angelique a sovrastare le nostre voci.
Pianse disperata, forse confusa e impaurita da quello scenario, le manine a stringersi all'altezza degli zigomi, le iridi lucide e lacrime che le rigarono le guance non più rosee.
«Mio papà.» disse numerose volte, con l'Arcangelo che al seguito sgranò gli occhi, pur non abbandonando la sua presa. Fu allora che cercai di prendere coraggio.
«Michele...lui non...non vuole fare male ad Angelique. Ho bisogno del tuo aiuto. Abbiamo bisogno del tuo aiuto. Ti supplico.» mi inginocchiai, avvicinandomi, prossima ad un tremore spaventato quasi quanto quello della mia bambina.
«Ti scongiuro.» pregai ancora, mentre lui lottava fissando Damien con odio, con l'angelo nero che sostava sotto il suo corpo, cercando ancora di bloccare con veemenza il braccio dell'avversario prossimo a poterlo ferire.
«Era con noi da più di un giorno, sei riuscito a percepire una minaccia solo perché lui ha voluto che così lo sentissi.» dissi velocemente «Perché non lo hai percepito prima, PERCHE'. Perché non hai sentito un pericolo!» alzai la voce, più per nervosismo, stringendo anche io il suo avambraccio «Perché non è un pericolo!» provai a scostarlo, ma la sua forza faceva leva dalla parte opposta, contrastandomi. Non diceva una parola, notai solo un bagliore nelle sue iridi quando incrociarono la figura della bambina rannicchiata all'angolo della camera, le dita fra le labbra in un pianto soffocato, il volto arrossato per lo sforzo. Esitò, per la prima battaglia fra tante, fino al momento in cui abbandonò la stretta sulla lama, che ricadde con un tonfo sordo sul pavimento martoriato dal fuoco precedentemente spento.
«Angelique...» sussurrò, scostandosi da noi lo stretto necessario per avvicinarsi. Non aveva mai pianto, la piccola, mai così tanto, e mai in questo modo. Soprattutto, mai per Michele, che era sempre stato il suo porto sicuro, così come il mio. Probabilmente fu questo, il cardine che fece scattare l'arcangelo che la sollevò fra le braccia, con calma.

image

«Non farò del male a tuo padre...» la rassicurò, e nell'istante in cui la sua promessa fu pronunciata, mia figlia si gettò con le braccia attorno al suo collo, gli occhi ancora accesi dal pianto, ma ora più contenti, come se lo stesse ringraziando. Damien osservò la scena mentre stringevo la sua mano aiutandolo a rialzarsi, il viso ferito che sfiorai con le dita, controllando che nessuno dei tagli fosse eccessivamente grave. Socchiuse le palpebre, lasciandomi fare.
«Sto bene.» assicurò in un bisbiglio, quasi sorridendo appena, o forse erano i miei occhi che a tutti i costi volevano vedere un sorriso, nascere dalla sua bocca. Non mi scostai, escludendomi volutamente dal panorama attorno, per sfilare via il sangue dalle incisioni, prima di notare che Michele stringendo Angelique in verità ci stava fissando. Da quando avevo preferito essere un normale angelo, e abbandonare la condizione di suo pari, come Arcangelo, non avevo più il potere di curare le ferite, di oppormi al destino, di battermi come era giusto che fosse. Lo avevo fatto per la mia bambina, per assicurarle la nascita, e non me ne ero pentita, ma in quell'istante avrei voluto poter fare di più. La creatura celeste, mantenendo la sua posizione, fece in modo che quei segni di lotta si rimarginassero, pur senza toccarli, sapevo che era lui a farlo perché notai un piccolo riverbero luminoso attraversare i rivoli di sangue, facendoli poi sparire del tutto.
Mi rivolsi in sua direzione, mentre la cucciola della situazione poggiò la guancia sulla sua, le braccia allacciate in direzione del collo e un sorriso smagliante, ora sereno.
Ero in procinto di domandare perché, ma fu lui a bloccarmi.
«Angelique non avrebbe mai versato lacrime per qualcuno per cui non ne valesse la pena.» disse saggiamente, fidandosi alla cieca delle reazioni della bimba, che sembrava nella sua ingenuità la più valida nei giudizi. Più di me, e di suo padre, offuscati da un amore troppo grande, più di Michele, attirato da una rabbia troppo distruttiva. Annuii, stringendo le dita attorno al braccio di Damien, che non si allontanò, continuando a soffermarsi su quello che, per ragione d'essere, avrebbe dovuto decretare la loro completa inimicizia. Notai le sue labbra curvarsi, come a voler proferire qualche parola, ma serrò la mascella, saettando subito l'attenzione verso la finestra infranta.
«Li senti?» proclamò flebilmente l'Arcangelo, tenendo una mano sulla schiena di Angelique, arpionandola praticamente a sé.
«Demoni...» disse sottovoce e spaventato Damien, portando subito un braccio attorno le mie spalle, a stringermi contro il torace.
«...e angeli.» concluse la divinità, lanciando un malinconico occhio al cielo.
Solo, che fu una improvvisa e netta spaccatura del pavimento, a portarci ad assumere in volto l'espressione più preoccupata che potessimo avere.
«La guerra.» annunciò Michele, stringendo i denti «E' la guerra.»


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 7/5/2009, 10:09Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo ventinove ~ my daughter )

Mi sembrò che perfino i cieli volessero esplodere di luce, mentre Michele richiamò a raccolta esseri celesti che comparvero uno dopo l'altro con fasci accecanti netti e dritti, quasi nascessero dal riverbero intenso e giallo pallido ai miei occhi. Strinsi di più Angelique, notando le loro espressioni attonite nel vedere l'Anticristo di fianco l'Arcangelo. Come diavolo e acqua santa, così che poi era in fondo. La creatura divina espose un moto di stizza sul viso, prendendo in mano le redini della guarnigione.
«Voi combattete per me, e nessuno discuterà i miei ordini. O forse chi di voi è così folle da farlo, non rivedrà la luce del giorno domani.» sibilò, prima che fra il plotone si scatenasse un acceso mormoriò che trovò fine quando la sua minaccia fu chiara e compiuta. Michele si guardò attorno mentre Damien rimase al mio fianco, e la bambina si sporse per scivolare fra le sue braccia, rannicchiandosi e nascondendosi sul suo torace, le mani a stringergli la maglia e gli occhi socchiusi. Sentivo nella sua mente una melodia, una nenia, come se volesse isolarsi dal frastuono attorno. E notai che c'erano poche figure, e tranquille. Io, lei, suo padre e Michele. Anche Raffaele e Gabriele si intravedevano, e infatti mia figlia sussultò, nel vederli comparire. L'espressione soprattutto del primo era costretta e severa.
«Michele.» tuonò, contrariato «Che cosa significa.» chiese in tono perentorio, seppure nel rispetto più immenso, poiché Raffaele era sì forte. ma non più di colui a cui si stava rivolgendo.
«Significa, che per la prima volta ti chiedo aiuto, fratello. Per la prima volta ti chiedo di combattere per difendere Angelique, combattere davvero.»
«Mi chiedi di combattere, e nel frattempo permetti che rimanga fra le braccia di un boia?» domandò incredulo, osservando il figlio del demonio. Deglutii, sentendo i suoi occhi trapassarmi come lame, mentre Gabriele rivolgeva noi uno sguardo più morbido, non era mai stato un mistero che fosse lui, il più malleabile dei tre.
«Guardala.» disse Michele.
«La cosa non cambia...» provò a rispondere l'interpellato.
«Guardala.» ripeté l'altro con tono d'obbligo, indicando la bimba che si era completamente creata il suo spazio, il suo incastro, fra le braccia di Damien che le soffiava baci fra i capelli, cullandola lievemente prima a destra, poi a sinistra, senza preoccuparsi delle parole degli angeli presenti «Credi che lui sarebbe così sciocco da essere qui, indifeso, in mezzo a noi? Non vedi come Angelique rimane fra le sue braccia? Se non vuoi credere a me, credi a lei, i bambini sono le creature più pure che possano esistere. Sai bene che non si sarebbe fidata mai di concedersi in questo modo, se non ne fosse valsa la pena.»
Raffaele curvò un sopracciglio, osservando la scena, ed ebbi l'impressione che dimettesse l'espressione contrita quando vide Angie sfiorare la guancia del suo papà con il palmo di una mano, guardandolo rilassata.
«Raffaele ti...prego.» mi ritrovai anche io a dire, mentre si soffermò su me, in silenzio numerosi istanti «Non ti chiederei nulla...ti prego.»
Lui socchiuse gli occhi, esalò un pesante respiro. L'aria accigliata e pensosa.
«Lo farò.» disse infine, senza flessioni nella voce, ma sapevo che cercava di mascherare disappunto, che però non si figurava nella sua decisione finale. Sorrisi appena spontaneamente, prima che Michele si avvicinasse a me, con passo felpato.
«Anche tu dovrai combattere, Saphira.»
Sgranai gli occhi.
«Mi uccideranno.» risposi scuotendo il capo, e pensando a mia figlia.
«Non se torni quella che eri.» mi corresse, poggiandomi le dita sul torace, all'altezza dello sterno. I polpastrelli a sfiorare la carne. Fasci di luce lieve che penetrarono la carne facendomi sentire più forte, come un tempo. Michele stava facendo di me ancora un Arcangelo. Ero decaduta nel momento in cui avevo tradito, e lui invece mi stava rinvigorendo restituendomi la grazia. La mia, grazia. Mi sentii meglio, i miei sensi tornarono a percepire ogni più piccolo spostamento. Ogni più piccola particella del mio corpo ebbi idea che bruciasse, ma che non facesse male. Perfino Damien mi osservò con un bagliore differente negli occhi, come se fosse finalmente tornato nell'interezza l'essere che lo aveva fatto innamorare.
«Ci siamo.» disse poi il capo del plotone, sorpassandoci «Lo sentite?» domandò generalmente, mentre un forte e intenso sentore di sangue caldo avvolse l'aria, e le spaccature sul terreno cominciarono a divenire sempre più nette, lasciando sfiatare lembi di fiamma.
«Lucifero sta risalendo.» disse flebilmente al mio fianco Damien, stringendomi la mano. Sapevo che sentiva ogni cosa, sapevo che era spaventato. Le sue falangi erano fredde, quasi di ghiaccio. E teneva con sé la piccola, quasi a far scudo col proprio corpo, così come facevo io. Michele, Raffaele, Gabriele e anche Zaccaria insieme ad una prima linea avevano fatto muro di fronte a noi, e la disposizione angelica al seguito fu massiccia, velocemente si crearono altre tre barriere corporee prima di giungere alla nostra posizione. Tutti gli angeli avevano deciso di combattere. Tutti avendo intuito che il male peggiore si stava per scatenare. Un getto, come un geyser, di fumo e fiamme fece esplodere una parete rocciosa poco distante, dal riverbero infuocato riuscii a carpire il netto dettaglio del corpo di Lucifero che avanzava, le braccia lunghe sui fianchi, le quattro ali nere spiegate, e gli occhi vitrei che diventavano sempre più chiari. Osservava tutti mentre ai suoi fianchi esseri striscianti e informi avanzavano dalla porta dell'inferno, creando un semicerchio. I demoni erano tanti, le loro auree erano evidenti, sebbene quella del demonio le sovrastasse tutte. Alcuni provarono dolore nel trovarsi il plotone celeste spiegato e ordinato di fronte. L'angelo decaduto avanzò con passo pesante, la bocca curvata in un sorriso accentuato e maligno, fissando Michele che da sempre era uno dei suoi nemici giurati disposto sulla prima fila parallela, pronto a lanciarsi contro, ma ancora fermo. Da lui doveva partire il comando. Gli occhi rossi del diavolo riconobbero diversi visi fra la disposizione avversa, quelli che erano nati come fratelli, e si fermò per diversi istanti su me e su Damien che ancora stringeva la bambina e che compì un passo indietro, deciso, quasi a sottolineare che lui si chiamava fuori dalla fazione del padre, che reclinò in modo inquietante il capo, osservandolo, e mutando la sua espressione in una ira che stava per implodere e mutargli completamente il volto.
Sputò in terra con disprezzo, lavandosene anche lui le mani di ogni vincolo di sangue possibile, e ciò mi fece sobbalzare e preoccupare per la sorte del mio compagno.
«Bene.» esordì il diavolo, mentre gli angeli sostavano in tensione. Raffaele e i suoi pensieri che erano decisi più che mai a farla finita, ma nei confronti di qualcosa che non eravamo, fortunatamente, noi. Parlavano mentalmente fra loro, le disposizioni, e nelle menti, un pensiero era però costante. Angelique doveva essere protetta. Sapevo che Lucifero la voleva, non sapevo ancora per cosa. Per vendetta o per capriccio. Il demonio era difficile da interpretare. Mentre mi ritrovai a riflettere sulla strategia migliore, e decifravo i comandi di Michele, i demoni avevano fatto tutti il loro ingresso. Il numero che li distingueva era pari al nostro, e le loro espressioni fameliche mi fecero intendere che non sarebbero stati né corretti, né facili da battere. Ma così doveva andare. Damien si irrigidì.
«Hanno ordine di prendere Angelique.» mi sussurrò. Come io sentivo i pensieri della mia gente, lui sentiva quelli della sua. E Lucifero, forse, era arrabbiato per questo ancor più. Perché poteva costituire un vantaggio.
«La famiglia non conta, pare.» disse ancora, con tono alterato «Quindi....anche io, schiero ora i miei demoni migliori.» sogghignò, incidendosi un taglio sul palmo della mano, che lasciò colare liquido quasi nero e vischioso sulla superficie che lo assorbì come se lo bevesse.
«No...» sentii le labbra di Michele pronunciare. E Damien stesso indietreggiare ancora.
«Non può farlo.» esalò mentre continuavo a non capire. In un lampo, altre quattro figure comparvero. Erano bellissimi e dannati. Lui, il capo, aveva capelli neri e lunghi sul collo, gli occhi azzurri e profondi. L'aria umana ma chiaramente immortale e forte. Lei, la donna, che sostava al suo fianco, le cui ciocche castano ebano si sistemavano ordinate sulla schiena scoperta dal lungo vestito nero che incastonava forme perfette, osservava con le sue iridi venate di verde blu. E gli altri due, somiglianti, dai fluenti capelli scuri e gli occhi alternati, uno dal colore del ghiaccio, e uno dal colore della notte, entrambi uomini, si soffermarono senza alcun sentimento sul viso.
«Belial.» proclamò il diavolo, compiaciuto.
Quello che parve il capo, osservò gli angeli più importanti.
«Un meeting familiare, i nostri cari, fratelli.»
«Lilith. Memnoch e Abraxas.» concluse, quasi li stesse presentando per perdere tempo, e continuavo a non capire, ma notai Damien ancora più rigido, quando gli occhi della donna si posarono sui suoi, e poi sui miei, sgranandosi e assumendo quasi contrasto, con quella che era la sua figura imperturbabile. Lo stesso fece il suo compagno, che ebbi l'impressione deglutisse furiosamente.
«Non chiedermelo.» sussurrò, ora incerto rivolto a Lucifero «Non dirmi che vuoi che combatta contro...mia figlia

image


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 18/5/2009, 21:42Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo trenta ~ labyrinth )

Quelle parole mi fecero scuotere, avendole intuite come se serpeggiassero nei meandri delle linee schierate con una nota sinistra eppur attraente. Rimasi basita, deglutendo. Stringendo ancora di più il corpo della mia bambina che si era raggomitolata perfino con le gambe, spaventata da quello spiegamento massiccio. Lessi fra i suoi pensieri che gli occhi di Lucifero la spaventavano. E lui comunque continuava a fissarla, lo sentivo, all'apice del fronte opposto. Lui, e la sua bocca curvata in un sorriso saccente come se aspettasse solo un passo falso. «Che vuol...dire..» domandai sottovoce a Damien che aveva irrigidito i muscoli della mascella osservando in lontananza soprattutto la donna, che sostava in piedi, l'abito che ricopriva forme voluttuose e invitanti, decisamente strutturate e morbide nella loro perfezione. Sembrava come se parlassero, le loro iridi. Incastonate le une in quelle dell'altro, in preda ad un lampo di preoccupazione e rabbia. Furore ma tenerezza.
«Non...» cercò di dirmi, quando la voce del demonio si levò furiosa contro quello che mi parve di intuire si chiamasse Belial.
«Sì, lo voglio. Pare che combattere contro i propri figli sia di moda.» sogghignò, osservandomi. Sollevò il volto, soffermandosi sulla sottoscritta «Questi angeli mentono più del dovuto...» e a questo lento avvertimento, fu come se il resto sparisse. Attorno fu buio, c'ero solo io. Non più Angelique fra le mie braccia, non più le guarnigioni di angeli attorno a noi. Non più Damien. Solo io. Che mi girai con nervosismo attorno, cercando di capire cosa stesse accadendo. Riscoprendo che quella era la mia mente, così intensamente vuota per via della preoccupazione che frenava ogni pensiero, concentrando le mie paure per farle collimare in un unico punto. Lucifero. Che comparve, stizzito e fascinoso. Accavallando le gambe con un gesto fluido.
Mi sentii svenire, pur nell'intangibile trappola che mi rinchiudeva, indietreggiando. Allargò le mani, con un movimento lento e pacato.
«Siamo solo io, e te. Ed ora, ti dirò tutta la verità.» profetizzò, mentre alle mie orecchie sempre più lontane cominciavano a giungere le voci confuse, di gente che mi richiamava, con scarso successo, vista l'intensità che percepivo e che tuttavia cominciò a scemare.
«Tu menti.» dissi, armandomi di coraggio, e fu in quel preciso istante che me lo ritrovai di fronte, faccia a faccia.
«Se ne fossi così convinta, non avresti mai diviso nulla con il sangue del mio sangue.» sfiatò sul mio volto. Il suo alito era profumato, benché fosse caldo e quindi composto da una nota di acido, come se avesse il veleno sulla punta della lingua. Socchiusi appena gli occhi, calibrando le mie reazioni. Era come se mi leggesse oltre le palpebre, e seppure cercavo di non fissarlo, notavo che la sua immagine era impressa a fuoco, nella mente. Non mi opposi, e rimasi viso contro viso. A poca distanza, cosciente del fatto che avrebbe potuto uccidermi.
«Voglio che sia tu a dirmela, questa verità.»
Sorrise, mi carezzò i capelli, e nonostante fosse un sogno, tutto era vivido e completamente reale. Il suo tocco era caustico e seducente, e ogni punto della mia pelle sfiorasse, riusciva a trasmettere lievi scariche elettrice. Era il lento sfiorare della morte, che aveva in pugno una situazione eccitante, forse.
«Hai sentito ciò che ha detto Belial?» mi domandò. Annuii, semplicemente.
«Non mente. Tu sei sua figlia.»
Sgranai gli occhi, gonfiando alternativamente il petto con notevole disappunto.

image

«Michele ti ha preso con sé perché tu non sei una....sangue sporco.» sibilò, vicino al mio orecchio, soffiandomi sul lobo e sfiorandolo con la punta della lingua, quasi stesse cercando di farmi cadere anche al suo fascino. Pensai fosse una ripicca nei confronti di Damien. Rimasi immobile a questo gesto. Avevo una forte volontà, e sarei riuscita a fronteggiarlo, mi dissi. Se fossi uscita morta, almeno, lo avrei fatto con onore.
«Non è vero.»
«Sì che è vero.» ribatté con una scioltezza infinita, facendomi sedere sulle sue gambe, come se avesse a che fare con una bambina. Mi sfiorò le cosce, sotto il vestito, e pregai silente che non facesse altro. Perché l'idea che il diavolo potesse avanzare pretese mi fece rabbrividire più della guerra incombente stessa.
Si stava già combattendo? Cosa mi era successo? Ero svenuta? Ero sparita?
«Niente di tutto ciò.» rispose, e provai un modo di fastidio nel sapere che comunque riusciva a leggermi, seppure fossimo confinati in un mondo mio. Poggiò un dito sulla mia fronte.
«Dovrei riuscire a leggere solo chi è come me, non trovi?» sorrise, e fu allora, che mi alzai come una furia.
L'ipotesi che quelli che avevo visto fossero i miei genitori, che Michele avesse potuto mentirmi, mi lasciava spaesata. Era come sentirsi in un labirinto immenso.
«TU MENTI. E MENTI, E MENTI!» gli urlai contro, e lui si sollevò, afferrandomi le braccia, con forza. I denti serrati per la rabbia, i canini ben in vista.
«Tuo padre era uno degli angeli più belli. LUI ha deciso di seguirmi, LUI ha deciso di inchinarsi. E TU sei nata da lui e da Lilith, il mio primo demone.» tuonò sinistro, abbassando poi improvvisamente i toni, rendendoli gutturali, come se non fosse una sola voce a parlare, mi spaventò «Michele ti ha portato via. Lui ha deciso arbitrariamente di strapparti dai tuoi genitori. Hai vissuto una vita a metà.» mi ripeté, come una nenia «Se fossi rimasta con tuo padre, a quest'ora Damien sarebbe tuo, e non ci sarebbero stati problemi di alcun tipo. Avresti la tua vita, il tuo amore. Quando vinceremo e l'Arcangelo dovrà ritirarsi, porterà via anche tua figlia. Te la strapperà, come ha fatto con te quando eri piccola.»
Strinsi le palpebre, così come i pugni, con ira furiosa.
«NO! NO!» urlai, agitandomi.
Mi rise in faccia, leccandomi le labbra con compiacenza.
«Sì.» disse solo, prima di sparire. Mi chinai, urlando e straziandomi a quel pensiero, desiderando solo di uscire da quel posto, quando una luce fece capolino in lontananza, e fu come corrervi incontro, a perdifiato.
Avanzai, fin quando il fascio non fu così intenso da abbagliarmi. E riaprii violentemente gli occhi, nella realtà, sebbene non li avessi mai chiusi, ma essi fossero stati solo oscurati. Damien mi stava vicino, mi sorreggeva. E Angelique stringeva le spalle del suo papà. Tremavo, e guardai Michele, sostare in prima linea, agitato. Incrociò il mio sguardo, che poi si posò su quello di Lucifero. Che continuava a sorridere.
Aveva tanto cercato una falla in quella che sembrava una sommossa che non sarebbe riuscito a fronteggiare altrimenti, e la cosa che mi fece tristezza, fu che era riuscito a trovarla. In me.


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 4/6/2009, 21:35Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo trentuno ~ jump the shark )

Sostavo ancora nella linea fra l'incomprensione e l'irrazionalità, mentre Lucifero si leccava le labbra famelico, avendo finalmente trovato il varco che tanto gli serviva per rendere giustizia e proporzione pari fra le fazioni. Eravamo in vantaggio ed ero riuscita a renderlo esiguo all'inverosimile, considerando la debolezza delle mie sensazioni. Damien aveva intuito, fu allora che lanciò uno sguardo vitreo e maledetto al padre che lo incamerò senza batter ciglio. Angelique rimaneva ancora accoccolata a me, le manine a stringermi le spalle, il volto che si nascondeva ad intermittenza, curioso ma spaventato. Le soffiai un bacio fra i capelli chiarissimi, abbracciandola ancora più forte mentre l'angelo nero faceva da scudo con il suo corpo marmoreo e scolpito. Fece un passo in avanti, poi un altro. Poi divennero sempre più frequenti, fin quando non tolse la maglia lasciandola cadere e la schiena si squarciò lasciando comparire le grandi ali nere, che con un battito tornarono a posizionarsi come se stesse per spiccare in volo. Affiancato ormai a Michele, sentii solo un singulto di impazienza provenire dalle fila demoniache, e Lucifero sollevare un braccio, come in un metodico conto alla rovescia.
«E' solo un gioco.» disse, dando il via, mentre stormi neri saltarono schiantandosi contro la prima linea degli angeli che li respinse a suon di lame che trafissero pelli e squarciarono membra. Sentii urla, e gemiti di dolore. Damien si sollevò, distruggendone quanti più possibile, trattenendone alcuni dalla gola prima di lasciarli precipitare. Il suo obiettivo era Lucifero. Ma anche lui era impegnato nello sterminio dei suoi antichi fratelli. Gabriele rimaneva al mio fianco, a parare i colpi che non sapevo che schivare, per non far male alla bambina che ora era sempre più impaurita da tutto ciò che le accadeva attorno. Nella confusione, sentii la voce di quella donna, Lilith, ergersi maestosa. Un solo battito degli occhi chiari servì a spazzare via una serie di tre angeli, mentre Belial prendeva campo sfilando le teste come fossero tasselli inutili in un puzzle ancor più complesso. I gemelli, invece, osservavano. E le creature celesti che vi capitavano a tiro, sembravano perdere il senno, uccidersi fra loro. Fu il turno, poco dopo, dell'entrata in scena di quattro cavalli. Memnoch balzò con decisione sul primo, verde acido, dagli occhi rossissimi, inquietante e scostante. Era Ade, lo sentivo. Erano i cavalli destinati ai guerrieri dell'Apocalisse. Ecco cosa lui e la sua famiglia, erano. La moglie era Guerra, Abraxas probabilmente pestilenza. Ma ciò che mi turbò, fu quando Belial, il capo, montò in sella del cavallo nero come la pece, con lo sguardo del medesimo colore, puntandomi. Prese la rincorsa, gli zoccoli sembravano far sanguinare il terreno tanto erano forti e ben assestati. Deglutii scostandomi pesantemente dall'Arcangelo al mio fianco. Non potevo, permettere che si avvicinasse alla bambina. Anche se era mio padre, stava uccidendo persone a me care. E non potevo tollerarlo. Il suo lento ma deciso e continuo insistere, nell'uccisione, nella liberazione al suo passaggio di numerosi ostacoli, non mi fece soffermare sulla cosa più importante. In verità, lo intuii solo più tardi. Mi ritrovai faccia a faccia con un demone, fu allora che scelsi di nascondere mia figlia dietro le ali candide, affrontandolo decisa. Sfilai una delle spade di cui ero guardiana, riprendendo i suoi attacchi. Lo spaventavo, ne ero convinta, ma era così spaccone da volere a senso suo uccidermi, per compiacere Lucifero. Se avesse saputo che al diavolo, non sarebbe importato nulla ugualmente di lui...
Non ci pensai. Affondai ricambiando le sue stoccate. Mantenendo equilibrio e sangue freddo. Ero decisa, ero tornata ad essere la maschera di ghiaccio imperturbabile. E c'era in gioco mia figlia. La mia vita completa. Non potevo sbagliare o permettermi sbavature. Damien stava combattendo, e anche io lo stavo facendo per noi. Per la speranza di un futuro. E non di una conclusione che ci avrebbe visto sconfitti e morti. Annegai nel suo ventre con un colpo secco, che lo fece vibrare di terrore quando, trovandomi faccia a faccia, recitai la preghiera di esorcizzazione, lasciandolo urlare e sanguinare, prima di scomparire definitivamente con un boato. Anche alle orecchie di altri demoni questa era arrivata, e anche loro avevano subito almeno un momento di offuscamento dei sensi che permise agli angeli combattenti di metterli fuori gioco. Badai bene a non farla intuire a Damien, non sapevo cosa questa avrebbe potuto portargli, quindi feci particolare attenzione. Combattei ancora, fu estenuante. Angie pesava, ma cercavo di mantenere comunque un equilibrio completo. Arrivarono però in tre. Circondandomi ai vari lati. Li fissai uno per uno. Se avessi usato le catene, avrei fatto male alla mia bambina, e non potevo permetterlo. Fu come avere le mani legate.
«SAPHIRA!» fu il grido di Damien che aumentò la sua corsa, ma che si soffocò quando il demone primo che stava per attaccare fu fermato da qualcosa. Mi guardava come torturato e in preda all'odio. Trattenuto da una forza più grande, cercando di avanzare e creando solchi nel terreno. Gli altri due, si voltarono in direzione dell'ostacolo. Belial stava lì, in sella al cavallo scuro, a gestire con le dita i fili di quella che ormai era diventata la sua marionetta.
«Tu.» ringhiò uno dei mostri, avventandosi contro. L'animale impennò sotto cenno del padrone, sventrandogli lo stomaco con un colpo secco degli zoccoli. L'altro implose. Quello bloccato si smembrò in un colpo solo. La voce del diavolo si erse ruvida e possente.
«BELIAL!» e fu un ruggito seguito dalla fiamma scagliata verso la fonte del suo disappunto, che veloce serpeggiava in nostra direzione come un'ascia pronta a squarciarci. Lui, mio padre, aumentò la sua folle corsa, sporgendosi con un braccio. Era mia scelta, se prenderlo o no. Se fidarmi. O no. Ma guardando i suoi occhi. Rivedendo i miei. Ci fu poco da pensare. Strinsi le palpebre. Angelique stava cominciando a piangere. Il calore aumentava. E lui mi aveva afferrato.

image


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 15/6/2009, 21:46Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo trentadue ~ exorcizamus te )

Gli zoccoli del cavallo picchiavano ardenti. La presa che esercitai sul gracile corpo di Angelique adeso al mio completamente fu tale, che la parai da qualsiasi lembo di fiamma con la schiena. Belial mi afferrò saldo, portandomi di fronte a sé, la schiena contro il suo torace mentre sfilava con una galoppata intensamente veloce compiendo un movimento a zig zag, per evitare i colpi di Lucifero che, inseguendoci, trovarono compimento nelle essenze degli sfortunati malcapitati che si trovarono in traiettoria. La bambina piangeva. E più le sue lacrime sgorgavano, più ebbi l'impressione che la battaglia aumentava di ritmo. Lanciai una occhiata alle mie spalle, provando stupore nel vedere che Lilith, Memnoch e Abraxas facevano scudo con i propri corpi, smembrando demoni anziché angeli. Ci stavano coprendo. La mia famiglia, quella che era ma che non conoscevo, stava facendo muro a salvare noi. Damien sostava in alto, le ali spiegate, lanciando con pesanti onde d'urto creature oscure che balzavano via incastrandosi fra i rami, permettendo ai suoi alleati, e agli angeli, sempre più in fase d'attacco, di avanzare verso il fulcro della parete avversaria. Dalla bocca di Michele si udivano solo comandi categorici.
«AVANTI.» ordinò al suo plotone sollevando la spada incandescente che arse ancora di più entrando in contatto con un fiotto di fuoco inviato dal diavolo, come una frusta che si soffermò in un testa a testa. Il demonio voleva creare una falla nella nostra difesa, e mentre io mi allontanavo sempre più, addosso ad un cavallo inquietante ma salvifico in quel momento, preoccupandomi di difendere mia figlia a costo della mia stessa vita, attorno a noi era il caos. Le urla divennero scenario costante, e Angelique si portò le manine sulle orecchie a coprirsi, cercando di non sentire. Era tesa, nervosa, impaurita, spaesata. Cercava il suo papà, ed aveva avuto forse la speranza che la persona che ci aveva caricato fosse lui, ma così non era. Infatti cercava di sporgersi, tremando con la voce infantile, solo per individuarlo.
«Calmati tesoro. Stai giù.» cercai di chiederle, la mano sulla sua nuca, a volerla coprire da quello scempio, mentre il respiro di Belial si infrangeva sul mio capo, fra i capelli.
Il demone arrestò l'animale facendolo scalpitare,tirando le redini, e voltandolo, in direzione della battaglia, tese una mano in avanti, i seguaci del diavolo pronti a scattare in avanti furono costretti dalla sua morsa. Strinse appena le palpebre concentrandosi il più possibile. Doveva mantenere controllo sul cavallo, e controllo mentale sui suoi avversari, e ciò lo spossava. Il mio cuore batteva terribilmente forte, e fu naturale, sospingere la mano lungo il suo braccio, posizionandola sul dorso. Mentre la sua furia li bloccava, la mia faceva sorgere dal terreno scosso da tremore delle catene d'argendo accecante, che li intrappolava al suolo. Così candide e pure da bruciarli, praticamente.
Sentii una voce, che mi scosse al punto da tremare. Michele, avanzava sfilando teste di oscuri esseri, avvicinandosi sempre più alla meta. Lucifero rideva famelico, avviandosi dal fratello ormai avversario.
«Adesso.» insistette l'Arcangelo guerriero, sferrando il primo colpo, che trafisse l'angelo caduto ad un braccio. Lo fissò, non si mosse, da quel taglio sangue nero come la pece, sgorgò. Il ferito poggiò i polpastrelli, leccandoli quasi gli facesse piacere. E dopo un breve e laconico sorriso, intervenne ancora. Addosso a Michele che lo scansò più e più volte, infliggendo colpi che gli vennero restituiti, più o meno veloci. Se Lucifero era il male, Michele era l'intelligenza. Attorno a loro uno stormo di incauti spettatori si era creato. Raffaele e Gabriele impegnati a tenere lontani i demoni che sarebbero intervenuti a discapito del compagno, e paradossalmente allo stesso modo, Lilith Memnoch e Abraxas facevano la stessa, identica, cosa.
Incrociai lo sguardo alto, di Damien, che volava veloce, planando verso il basso. Era intenzionato a disarcionare le difese del padre. Lo lessi nella sua mente, nel suo cuore tormentato, nella sua voglia di vendetta e resa, nel suo desiderio di essere finalmente libero.
«NO!» ringhiò mio padre, avanzando veloce, picchiando il cavallo sui fianchi per farlo partire in una corsa indietro, veloce, furiosa. Lucifero che rideva....aspettava solo questo in verità. Non era Michele il bersaglio, ma era lui.
Quando la creatura celeste intuì, fu lesto a battere in ritirata.
«INDIETRO, INDIETRO. RICOMPONETE LE RIGHE.» ordinò allo stormo d'angeli che si portò a muro.
«DAMIEN!» urlai a squarciagola, spaventata, mentre la sua, di corsa, diventava sempre più furente, quasi volesse spezzare i cieli, diretto dal suo genitore ormai carnefice, che si stava già preparando a sferrare una sfera dalla sua mano, rosso sangue cerchiata di violente scariche scure, che si sarebbero schiantate esattamente sull'angelo nero. Se...
Socchiusi gli occhi, e chiesi ai cieli, al mio amore, di perdonarmi. Un giorno, forse, avrebbe capito.
Dischiusi le labbra, in un gesto disperato, e pronunciai:

Regna terrae, cantate Deo,
psallite Domino
qui fertis super caelum
caeli ad Orientem
Ecce dabit voci Suae
vocem virtutis,
tribuite virtutem Deo.


Damien si fermò, Lucifero perse il controllo almeno momentaneo dei suoi movimenti, ringhiando. L'esorcismo non lo avrebbe ucciso, ma di certo lo avrebbe distratto e avrebbe dato modo di reagire agli altri. L'unico pensiero controproducente era...che ciò avrebbe fatto del male anche a Damien, e a tutti gli altri demoni presenti, mio padre incluso, ma ciò era poco rilevante, al confronto. Piansi, silenziosa, ma non c'era altra via. Almeno così il diavolo avrebbe cambiato bersaglio, Angelique sarebbe stata protetta, questo era l'importante. L'angelo della mia vita sarebbe rimasto vivo, e non c'era altro motivo migliore, per rinunciare.

Deus caeli, Deus terrae,
humiliter majestati gloriae Tuae supplicamus
ut ab omni infernalium spirituum potestate,
laqueo, deceptione et nequitia,
omnis fallaciae,
LIBERA NOS, DOMINE.

conclusi quasi urlando, accompagnando il rantolo feroce, che colse il mio compagno che comunque continuava ad avanzare pur percorso da spasmi convulsi, che collimarono con l'ansia frenetica, che aveva invaso la mia anima, graffiandola.

image



(rito latino estratto da Rituale Romanum, salmi realmente esistenti)

image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 30/6/2009, 14:09Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo trentatre ~ dead or alive )

Le urla fluttuavano come rivolo pesante, avevo il cuore in pezzi, lo stomaco andato in frantumi chissà dove. Avrei voluto riconoscere la vera entità delle mie sensazioni devastanti. Se fossi tornata l'angelo insensibile ligio al dovere, forse, ci sarei riuscita. Ma era anche Damien, quello che urlava. Era lui che inarcava la schiena. Di fronte a me, gli altri erano scomparsi, non sentivo niente. Angelique vedendo quella scena, e non capendo perché stava capitando, lanciò un grido, piangendo ancora di più. Come se sentisse, il dolore del padre. Le parole mi morirono in gola. Rimasi con le labbra dischiuse, Michele ad osservarmi poco distante. Sembrava deglutisse, per la prima volta. Lucifero che creava solchi nel terreno, ringhiando. Gli si leggeva negli occhi la voglia piena di uccidere tutti, di uccidermi. Di uccidere perfino suo figlio che gli aveva dato sì modo di decretare guerra, ma che al tempo stesso aveva preferito un atteggiamento corretto, ad uno spasmodico veleno che, a senso suo, doveva divorargli le vene lasciandolo inerme, e costretto dalla sua stessa natura. Perfino Damien mi fissò, il torace scosso dall'affanno, lente gocce di sudore a scivolargli sulle tempie. L'espressione di chi non riusciva a capire. Per quanto Lucifero si fosse indebolito con quell'esorcismo, come potevo io continuare, sapendo che quello mi avrebbe strappato la sola ragione di vita che avevo trovato dopo millenni? Con lui sarei morta anche io, piuttosto. E Angelique sarebbe rimasta con gli angeli, protetta e amata. Ma non riuscivo. Scossi il capo, fissando il mio compagno, che sgranò gli occhi avendo finalmente intuito. Dovevamo trovare un'altra via, dovevamo trovare un altro modo. Ma non quello. Non avrei ucciso lui, per creare una falla al torace del diavolo, no. Forse era debolezza, forse era egoismo, forse ero un angelo poco disinteressato dal primo momento che ero venuta al mondo. Ma non mi importava. Belial tenne a bada il cavallo, le braccia a reggere le redini e noi contemporaneamente. Lilith si fermò, così come i suoi figli. La battaglia cominciava a creare malumori, stanchezze. Calò un silenzio, nel momento in cui, più o meno, diversi demoni si ripresero. Nel momento in cui Lucifero, chino al suolo, piantò le sue unghie sul terreno, facendo leva per sollevarsi. Reclinò il capo, a destra, poi a sinistra, sentii il lieve scricchiolio delle sue ossa. La sua ira crescere. Strinsi istintivamente mia figlia, di più. E lei non oppose resistenza, sebbene notavo il suo sguardo rivolto al padre e a nessun altro. Per quanto detestasse quella situazione, era felice di vederlo finalmente in silenzio, senza urlare più. Sembrava fosse rassicurata. Ma lo voleva semplicemente con sé. Non potevo biasimarla, condannarla, criticarla. Anche io, mi sentivo esattamente come lei. Solo, che una bambina, spesso, non ha coscienza delle sue azioni. Quando è così piccola. Vidi i demoni indietreggiare. Lessi nei loro occhi la stessa paura che li assaliva quando si trovavano faccia a faccia con un Arcangelo, e rimasi di sasso. Alcuni gridavano, altri sembravano uccidersi e scomparire nel nulla. Altri ancora perdevano la consistenza delle loro sensazioni, prima di implodere su loro stessi. Guardai Damien, e mi chiesi perché non avesse sfoderato prima quel colpo. Lui rimase ancora più interdetto di me, scuotendo il capo. Solo allora, mi soffermai per sentire il cuore di Belial accelerare, contro il suo petto, scagliandosi dal torace alla mia schiena, adagiata contro lui. Si creò sgomento e scompiglio anche fra Lilith, Memnoch e Abraxas, che indietreggiarono, quasi a formare uno scudo. E Michele, richiamò Raffaele, Gabriele e Zaccaria, a bloccare le possibili reazioni. Loro, non sembravano colpiti da quella strana epidemia, che fosse Lucifero? Le paure di molti demoni della legione opposta si materializzavano, uccidendoli. Non riuscivano a scappare. Questo era quello che le mie percezioni mi davano da vedere.
«Maledizione.» strinse la presa sul cavallo mio padre, mentre Damien alzò la voce, ora prendendo lui il comando.
«INDIETRO, INDIETRO.» A quel grido disperato, seguì il gesto di Angelique di coprirsi le orecchie, chiudendo forte le palpebre, a stringerle. Adesso, fu il mio cuore a fermarsi, quando dalla bocca dell'angelo caduto venne fuori la sola verità, verso i demoni rimasti. Si sentì oltraggiato, offeso, tradito. Fissò mia figlia con livore, con odio intenso.
«Tu.» ringhiò, tendendo il braccio in avanti, per un categorico ordine verso i demoni rimasti, intimoriti dal potere che Angie stava sprigionando, stuzzicato dalla sua rabbia per ciò che stava capitando al padre «Prendetemi la bambina. Viva. O morta.» tuonò, e quando le flotte scure si precipitarono verso di noi, non fu solo il cavallo a scalpitare per indietreggiare, riprendendo la corsa verso altrove. Il volo di Damien si concentrò per raggiungerci mentre sradicava teste, e la mia famiglia, combatteva per impedirlo, mentre il sangue zampillava macchiando anche le candide vesti degli Arcangeli, impegnati per difenderci, a tutti i costi.

image



Edited by • Scarlett; - 30/6/2009, 22:47

image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
view post Posted on 17/7/2009, 12:57Quote
Avatar

{ d e a n }



Group: Administrator
Posts: 19801
Location: TheDarkSideOfLight


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 10:59, 13 minuti fa


( capitolo trentaquattro ~ mother )

Fu il finimondo. Urla e corse disperate, mentre Michele reggeva le prime linee come un muro, vicino a mia madre ed ai miei fratelli. Damien a volare al contrario, in nostra direzione mentre mio padre spingeva la corsa del cavallo più lontano possibile da Lucifero, che si era inalberato maggiormente per il gesto di Angelique, che ora si era rannicchiata, spaventata, contro il mio torace. Belial continuava a correre, feroce, lungo i sentieri che sembravano ancora più irti d'ostacoli. Sentivo il battito d'ali del mio compagno, poco distante, le grida per riportare le file complete. Non stavamo perdendo, ma non potevamo rischiare che una azione d'attacco creasse delle falle nella guarnigione. Per cui Michele optò per un muro, modi scudo, indietreggiando, per raggiungerci mentre bloccava le armate avverse. Anche Lucifero era sceso in campo, e questo non mi piaceva. Lottava in prima persona, doveva essersi furiosamente arrabbiato alla vista della mia bambina, così gracile eppure così forte da provocare una strage nelle sue schiere. Non riuscii a trattenere un moto di terrore al pensiero che potesse prenderla, quando il mio progenitore, lo vidi cambiare direzione, anziché una lineare propensione perpendicolare, il suo moto divenne in diagonale, rispetto alla posizione occupata prima. Non capii, non riuscivo a capacitarmi del motivo di quella che parve strana indecisione, e invece intuii solo dopo, che si trattava di pura idea brillantemente esplosa nel momento di panico. Si dirigeva veloce, verso una enorme distesa. Lo vidi sollevare lo sguardo, verso Damien, reclinando appena il capo indietro.
«APRILA!» urlò, furioso. Deglutii quando l'angelo nero si sollevò ancora più in alto, tendendo i palmi aperti verso il terreno che cominciò a tremare causando un forte terremoto che sradicò alberi, e fece affondare nella terra rocce grosse, che lentamente sembrarono sgretolarsi ad un tocco invisibile. Anche i demoni, risentirono di questa instabilità. Lucifero continuava a ringhiare, avevo l'impressione di lottare contro un pazzo furioso accecato dall'ira.
«DAMIEN!» richiamò, mentre lui non sembrava dargli ascolto, ma anzi, quando la gola si aprì e un profondo squarcio si fece strada penetrando la zona, scese veloce, planando verso il basso, da noi.
«Prendile.» gli disse mio padre, prima che lui annuisse, e si caricasse contro il torace la bambina, che afferrò subito le sue spalle, stringendosi con forza. Stava per cingere anche me, ma lo fermai.
«Tieni Angelique, sarai più veloce.» dissi. Lui era contrariato, decise di volare, in basso, di fianco a me, lungo le pendici della terra.

image

«TUTTI DENTRO!» ordinò Belial, mentre sentivo i salti di alcuni degli angeli, i loro voli controvento, e le voci di Michele, ovattate. Ebbi l'impressione di intuire anche la voce di donna, la voce di mia madre, prima di udire il sentore della disperazione da quel padre che era suo compagno.
«LILITH!»
Sollevai lo sguardo, notandola in difficoltà al seguito della copertura dei miei fratelli, che scesero per primi rispetto a lei, cominciando a richiudere per forza di cose la gola. No, provai un forte senso di disappunto, rischiava di non riuscire ad entrare. Lei mi aveva dato la vita, lei mi aveva salvato donandomi ai cieli, e ora stava combattendo per me, e io non l'avrei lasciata morire. Fermai la mia corsa, avviandola veloce al contrario, verso l'alto.
«SAPHIRA!» gridò Damien, ma quasi non lo sentii mentre evitavo voli opposti di creature che scivolavano, tutte della nostra legione, sempre più vicina.
«PRENDI LA MIA MANO!» le urlai, e lei sembrò sentirmi, perché protese il braccio, forzandosi, verso di me.


image
| | | | | | |

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
29 replies since 8/2/2009, 21:15
 

load
Fast reply

 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email:



 

 
 







affiliati
;;Kellan Lutz {Italia.
gemellati

Image and video hosting by TinyPic
dressing room
Skin creata da °RANSIE°. Per il Container ringrazio lo Skin Factory e ~ Keyz.